E io ti rispondo ancora

Era insopportabile il tuo corpo compresso nell’angolo. Come se dovessi dare spiegazioni a te stesso più che parlare con me. Quindi lo sguardo altrove, come quando uno guida e l’altro guarda fuori dal finestrino. Ogni tanto mi guardavi, a volte sorridevi, ma solo se io te lo permettevo. Altrimenti ritornavi nella posizione neutrale precedente. Una

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Ma tanto

Non parlavi. Per capire cosa pensavi o volevi dire dovevo guardarti negli occhi, studiare i lineamenti del tuo volto e come questo si arrende al mio sguardo. Quando non potevo guardarti, dovevo ascoltare. Indovinare il battito del tuo cuore, immaginare la tua camminata, il tuo sguardo, la postura. Riuscivo a vedere cosa i tuoi occhi

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