A B.

È incredibile come le cose finiscano ancora prima di iniziare.

Ora capisco perfino quelli che vogliono far funzionare a tutti i costi una relazione, per testardaggine oppure per dovere verso la storia. In fondo abbiamo visto unioni, e quindi, perché le future generazioni non dovrebbero?

E quando guardi una cicatrice, di quelle vere, capisci che qualcosa di eterno esiste. Che bastano le condizioni giuste. Eppure il dolore ti sussurra che non è vero. Perché?

Tu sei l’unico che può rispondermi. Perché ancora non mi conosci. Perché quelli che mi conoscono sono già confusi dal mio altalenante carattere.

In fondo io stessa ne parlo male. Ma questo non dice nulla su quale sia la verità. Forse esisto in questa forma per via delle innumerevoli domande che mi faccio su ogni cosa. E sono queste indecisioni a farmi stare male, mentre gli altri vivono una felicità che rispetto ma che, in fondo, non voglio.

Tu che non mi conosci, parlami di me, perché sicuramente mi conosci più di quanto io conosca me stessa.

Guardami, perché in questo momento sono io, davvero, e nessun’altra me che vuole proteggersi da ogni cosa. Ogni cosa che possa spezzarsi, ogni cosa di cui possiamo godere finché non ci esce dagli occhi e dalle vene.

Vorrei raccontarti di quanto ho perso, volutamente o meno, di quanto ho perso per paura o per stupidità, di chi ho perso per fortuna o per una stupida circostanza. Dovresti anche sapere che sai più cose di me tu, di chiunque abbia la presunzione di dire che mi ha capita, vissuta, amata.

Vorrei che mi parlassi delle tue cose. Vorrei farmi prendere dalla tua curiosità mentre sto scappando via da qualcosa. L’orizzonte è tutto ciò che mi serve per illudermi. Te l’ho detto, sono le maledette circostanze a farci sembrare degli stupidi. Mentre forse la risposta ce l’abbiamo da una vita.

B., la vita non mi sta insegnando niente, devo cambiare scuola o studiare di più? O smettere di fare finta di studiare?

Annunci

In un vasto mare

Finalmente riesco a dare un nome a quello che provo con te nel mio mondo. È una sorta di familiarità, qualcosa che molte donne probabilmente sperimentano oppure con cui devono fare i conti.

È qualcosa che può contemporaneamente sorprenderti e soffocati, a seconda dei tuoi piani B. E tra le svariate vie d’uscita ho conosciuto le tue mani.

Nonostante tu appartenga al posto che chiami casa, ti senti libero di andare e non tornare per tanto tempo. Le tue labbra hanno il sapore di una donna, di una bella casa vuota con vista sul futuro. Sei anche impregnato di esperienze che ti rendono dolce e autoritario in modo altalenante. Mentre cerco di darti una forma nella mia mente mi accorgo che in fondo ci lega la semplicità e la complessità allo stesso tempo.

Mi accorgo che ho iniziato da un’esperienza e ora sono dentro un’altra. Oscillo tra ciò che posso toccare e ciò che posso solo immaginare. Sono come il fumo che si diffonde nella foresta fredda e umida, dalla legna che brucia nel verde intenso come lo smeraldo.

Senti ardere, scoppiettare, c’è troppo rumore o c’è troppo silenzio?

Sei un tormento dopo il tramonto

Perché oscilli? Io non smetto di essere quello che hai visto, e tu, dove vai? Cambi ogni due pomeriggi e ti vesti bene dopo esserti fatto baciare dalle ciliegie. In effetti sono carnose le tue labbra ma posso dirti una cosa all’orecchio? Non guardare troppo oltre se non è altrove che vuoi andare. Ho sbagliato a venire. Ma ormai ti ho sognato troppe volte.

Alzi la testa e respiri profondamente come se tutto fosse così come dovrebbe essere. Fai la stessa cosa quando ti arrendi, se ci pensi. Voglio questo e voglio quello, “non va bene”, pensi. A me lo dici. Metterei le password anche negli occhi. Ma tu dopo il tramonto mi parli in quel modo da incosciente. Non possiamo pensarci in quel modo, lo capisci vero? Se ci piacciono le bolle siamo quello, io e te.