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In un vasto mare

Finalmente riesco a dare un nome a quello che provo con te nel mio mondo. È una sorta di familiarità, qualcosa che molte donne probabilmente sperimentano oppure con cui devono fare i conti.

È qualcosa che può contemporaneamente sorprenderti e soffocati, a seconda dei tuoi piani B. E tra le svariate vie d’uscita ho conosciuto le tue mani.

Nonostante tu appartenga al posto che chiami casa, ti senti libero di andare e non tornare per tanto tempo. Le tue labbra hanno il sapore di una donna, di una bella casa vuota con vista sul futuro. Sei anche impregnato di esperienze che ti rendono dolce e autoritario in modo altalenante. Mentre cerco di darti una forma nella mia mente mi accorgo che in fondo ci lega la semplicità e la complessità allo stesso tempo.

Mi accorgo che ho iniziato da un’esperienza e ora sono dentro un’altra. Oscillo tra ciò che posso toccare e ciò che posso solo immaginare. Sono come il fumo che si diffonde nella foresta fredda e umida, dalla legna che brucia nel verde intenso come lo smeraldo.

Senti ardere, scoppiettare, c’è troppo rumore o c’è troppo silenzio?

Sei un tormento dopo il tramonto

Perché oscilli? Io non smetto di essere quello che hai visto, e tu, dove vai? Cambi ogni due pomeriggi e ti vesti bene dopo esserti fatto baciare dalle ciliegie. In effetti sono carnose le tue labbra ma posso dirti una cosa all’orecchio? Non guardare troppo oltre se non è altrove che vuoi andare. Ho sbagliato a venire. Ma ormai ti ho sognato troppe volte.

Alzi la testa e respiri profondamente come se tutto fosse così come dovrebbe essere. Fai la stessa cosa quando ti arrendi, se ci pensi. Voglio questo e voglio quello, “non va bene”, pensi. A me lo dici. Metterei le password anche negli occhi. Ma tu dopo il tramonto mi parli in quel modo da incosciente. Non possiamo pensarci in quel modo, lo capisci vero? Se ci piacciono le bolle siamo quello, io e te.