Louis

I suoi pensieri sono talmente tanti da riempire completamente il bilocale, un appartamento poco arredato che condivide con il suo cane Louis. A volte c’è anche Nataniel, o meglio il suo fantasma, che spesso viene a trovare la sua cara amica. Ora Michelle, ogni volta che esce di casa, sta attenta ai semafori quando attraversa la strada e da poca confidenza agli sconosciuti. Uno sguardo sfuggente perfino a quelli che le chiedono indicazioni stradali, che distribuiscono quotidiani gratuiti o che le chiedono l’ora; domande seguite dall’assenza di una risposta. Tutto questo viene generato dalla paura, che ormai ce l’ha impressa nella pelle e sui vestiti. «Mi scusi signorina, sa che ore…….?» ma Elle tira avanti senza distogliere lo sguardo da quel marciapiede grigio topo.

Ogni tanto Nataniel andava a trovare la sua migliore amica e Louis di mattina presto, con un regalo che chiunque vorrebbe ricevere: un sorriso che ti metteva di buon umore. Aveva la copia delle chiavi che aveva ricevuto da Elle, così ogni mattina entrava pian piano per non far rumore e dopo essersi tolgo il giubbotto e le scarpe andava a fare il caffè in cucina. Louis intanto, dopo aver azzannato la scarpa di Nate, entrava nella stanza della padrona e la svegliava, indifferente ai suoi lamenti. «Louis… Louis no, vai via.» Amava quel cane però. «Louis, le lenzuola, dannazione!» Si alzava. Le lenzuola bianche per terra con la scarpa di Nate sopra. Era arrivato il suo migliore amico, come tutte le altre mattine. Elle si chiedeva sempre come mai Louis faceva tutto quel casino solo quando arrivava il suo migliore amico. 

Nella casa c’era un odore di caffè, profumo per ambiente e nostalgia, che si mischiava all’aria fresca primaverile. Senza quasi nemmeno riuscire a ricordare il volto di Nate mentre le diceva che era la persona più importante della sua vita, si rese conto che la cosa era reciproca, ma che non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo prima che un maledetto veicolo se lo portasse via. Peggio ancora, lei era sopravvissuta all’incidente e lui no. Lui era morto, ucciso dal destino e lei moriva ogni giorno convivendo con i ricordi. 

Ogni volta che, per sbaglio, il suo sguardo cadeva su una delle fotografie di Nate cominciava a sudare freddo, e illudendosi di scostare la paura di dosso si faceva delle docce bollenti, oppure cercava di annegarla nel whisky. Spesso e volentieri sceglieva entrambe le cose. Usciva dalla doccia, e dirigendosi nella sua camera da letto, cominciava a tremare, di freddo e di paura. Immaginava così intensamente la presenza di Nate che quasi riusciva a sentire il calore della sua pelle e il suo profumo.

Dopo aver finito la bottiglia di Jack e dato da mangiare al cane, si buttò sul divano e cominciò a fissare il soffitto. Pensò che niente e nessuno riuscirà mai ad aiutarla a dimenticare. «Dimenticare. Una cosa troppo difficile per noi esseri umani, una cosa che non ci appartiene, e mai ci apparterrà. Siamo delle macchine conserva-ricordi collegati alle rispettive emozioni, tutto qui. E non c’è niente che possiamo fare…»

E mentre si immergeva di nuovo nel suo tragico passato, Louis attirò la sua attenzione, impedendole di partire per un viaggio fin troppo pericoloso, di nuovo. Si avvicinò a lei scodinzolando, con in bocca la scarpa di Nate. E lei si lasciò scappare un sorriso. 

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Louis

I suoi pensieri sono talmente tanti da riempire completamente il bilocale, un appartamento poco arredato che condivide con il suo cane Louis. A volte c’è anche Nataniel, o meglio il suo fantasma, che spesso viene a trovare la sua cara amica. Ora Michelle, ogni volta che esce di casa, sta attenta ai semafori quando attraversa la strada e da poca confidenza agli sconosciuti. Uno sguardo sfuggente perfino a quelli che le chiedono indicazioni stradali, che distribuiscono quotidiani gratuiti o che le chiedono l’ora; domande seguite dall’assenza di una risposta. Tutto questo viene generato dalla paura, che ormai ce l’ha impressa nella pelle e sui vestiti. «Mi scusi signorina, sa che ore…….?» ma Elle tira avanti senza distogliere lo sguardo da quel marciapiede grigio topo.

Ogni tanto Nataniel andava a trovare la sua migliore amica e Louis di mattina presto, con un regalo che chiunque vorrebbe ricevere: un sorriso che ti metteva di buon umore. Aveva la copia delle chiavi che aveva ricevuto da Elle, così ogni mattina entrava pian piano per non far rumore e dopo essersi tolgo il giubbotto e le scarpe andava a fare il caffè in cucina. Louis intanto, dopo aver azzannato la scarpa di Nate, entrava nella stanza della padrona e la svegliava, indifferente ai suoi lamenti. «Louis… Louis no, vai via.» Amava quel cane però. «Louis, le lenzuola, dannazione!» Si alzava. Le lenzuola bianche per terra con la scarpa di Nate sopra. Era arrivato il suo migliore amico, come tutte le altre mattine. Elle si chiedeva sempre come mai Louis faceva tutto quel casino solo quando arrivava il suo migliore amico. 

Nella casa c’era un odore di caffè, profumo per ambiente e nostalgia, che si mischiava all’aria fresca primaverile. Senza quasi nemmeno riuscire a ricordare il volto di Nate mentre le diceva che era la persona più importante della sua vita, si rese conto che la cosa era reciproca, ma che non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo prima che un maledetto veicolo se lo portasse via. Peggio ancora, lei era sopravvissuta all’incidente e lui no. Lui era morto, ucciso dal destino e lei moriva ogni giorno convivendo con i ricordi. 

Ogni volta che, per sbaglio, il suo sguardo cadeva su una delle fotografie di Nate cominciava a sudare freddo, e illudendosi di scostare la paura di dosso si faceva delle docce bollenti, oppure cercava di annegarla nel whisky. Spesso e volentieri sceglieva entrambe le cose. Usciva dalla doccia, e dirigendosi nella sua camera da letto, cominciava a tremare, di freddo e di paura. Immaginava così intensamente la presenza di Nate che quasi riusciva a sentire il calore della sua pelle e il suo profumo.

Dopo aver finito la bottiglia di Jack e dato da mangiare al cane, si buttò sul divano e cominciò a fissare il soffitto. Pensò che niente e nessuno riuscirà mai ad aiutarla a dimenticare. «Dimenticare. Una cosa troppo difficile per noi esseri umani, una cosa che non ci appartiene, e mai ci apparterrà. Siamo delle macchine conserva-ricordi collegati alle rispettive emozioni, tutto qui. E non c’è niente che possiamo fare…»

E mentre si immergeva di nuovo nel suo tragico passato, Louis attirò la sua attenzione, impedendole di partire per un viaggio fin troppo pericoloso, di nuovo. Si avvicinò a lei scodinzolando, con in bocca la scarpa di Nate. E lei si lasciò scappare un sorriso. 

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