Almeno per ora

Johnny era visibilmente turbato da lei. Nel senso che stava male, fisicamente, nel vederla anche solo di sfuggita. Il suo cuore palpitava infervorato al solo pensiero di poterla scorgere tra le tante persone che entravano in quel bar per dimenticarsi delle loro giornate “un po’ così”. Era seduto allo stesso posto, come tutte le altre sere, in fondo al bancone, dove poteva starsene da solo con i suoi pensieri e i suoi più intimi desideri. Tutti quelli che se ne stavano seduti vicino a lui di sicuro erano lì per dimenticare, lui invece non voleva altro che ricordare. Il pensiero di lui e lei a letto insieme gli lasciava la bocca asciutta, la gola cominciava a seccarsi a causa dei rapidi e spasmodici respiri nel ricordarla ansimante, il sudore sulla fronte, gli sguardi furtivi della gente intorno, la gamba che iniziava a tremare in un tic nervoso. A tratti i suoi gesti lo facevano sembrare un tipo irrequieto, cosa che non era affatto. E intanto stava lì, seduto da ore, a mandar giù alcool e speranza. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata, in caso contrario ci avrebbe sicuramente riprovato. L’avrebbe aspettata ancora. E se non quel giorno, quello successivo.

Quando cominciò a rendersi conto di esser quasi ubriaco pensò che forse doveva andarsene a casa e farsi una doccia, puzzava di sudore, e alcool. Puzzava di sconfitta. Si era ripromesso di non dipendere così tanto dal destino, e invece eccolo lì, che riponeva la sua fiducia nelle coincidenze. Sarebbe tornata da lui dopo quella notte? Avrebbe scelto Johnny lasciando per sempre il suo attuale egocentrico e marpione fidanzato? Diventava sempre più difficile stare in quel posto e pensare solo a cose belle contornate di euforia. Quindi decise di andarsene.

«Tenga.» mise i soldi sul bancone e si indirizzò verso la porta con un mal di testa che probabilmente gli era venuto per i troppi pensieri. Basta. Se ne sarebbe tornato a casa e poi avrebbe anche smesso di sognare, l’avrebbe chiamata, direttamente, per chiederle come stavano le cose tra loro due. Insomma non poteva farseli entrambi e fare finta di niente. Il suo ragazzo, quel deficiente, era talmente occupato a tradirla che non gli importava se lei lo faceva a sua volta, e forse non si sarebbe nemmeno incazzato nel scoprire qualche sveltina. Erano pazzi loro due, usavano il concetto di libertà con troppa superficialità e quello della libertà di amare chiunque abbia bisogno di amore un po’ troppo sul serio e in modo egoistico.

Ma forse con Johnny le cose stavano diversamente. Insomma lui la amava e questo lei avrebbe dovuto saperlo, avrebbe dovuto capirlo quando hanno fatto sesso per la prima volta, e le volte successive. Doveva saperlo lei, per forza. Eppure non si era presentata al pub, e forse era proprio per quello che non si era presentata. E questo lo spaventava, lo irritava e lo emozionava allo stesso tempo. Se lei non si era presentata perché sapeva che lui la amava voleva dire che il sentimento era reciproco e che aveva paura, tanta paura. Aveva paura di scoprirsi, di lasciarsi andare, aveva paura di amare forse. Era la prima volta che amava qualcuno lei. La prima volta in assoluto che amava qualcuno così tanto. Johnny ne era sicuro. Lei lo amava. Se non fosse stato così, glielo avrebbe detto o quantomeno glielo avrebbe fatto capire. Invece non si era presentata. E andava bene così. Almeno per ora.

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Almeno per ora

Johnny era visibilmente turbato da lei. Nel senso che stava male, fisicamente, nel vederla anche solo di sfuggita. Il suo cuore palpitava infervorato al solo pensiero di poterla scorgere tra le tante persone che entravano in quel bar per dimenticarsi delle loro giornate “un po’ così”. Era seduto allo stesso posto, come tutte le altre sere, in fondo al bancone, dove poteva starsene da solo con i suoi pensieri e i suoi più intimi desideri. Tutti quelli che se ne stavano seduti vicino a lui di sicuro erano lì per dimenticare, lui invece non voleva altro che ricordare. Il pensiero di lui e lei a letto insieme gli lasciava la bocca asciutta, la gola cominciava a seccarsi a causa dei rapidi e spasmodici respiri nel ricordarla ansimante, il sudore sulla fronte, gli sguardi furtivi della gente intorno, la gamba che iniziava a tremare in un tic nervoso. A tratti i suoi gesti lo facevano sembrare un tipo irrequieto, cosa che non era affatto. E intanto stava lì, seduto da ore, a mandar giù alcool e speranza. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata, in caso contrario ci avrebbe sicuramente riprovato. L’avrebbe aspettata ancora. E se non quel giorno, quello successivo.

Quando cominciò a rendersi conto di esser quasi ubriaco pensò che forse doveva andarsene a casa e farsi una doccia, puzzava di sudore, e alcool. Puzzava di sconfitta. Si era ripromesso di non dipendere così tanto dal destino, e invece eccolo lì, che riponeva la sua fiducia nelle coincidenze. Sarebbe tornata da lui dopo quella notte? Avrebbe scelto Johnny lasciando per sempre il suo attuale egocentrico e marpione fidanzato? Diventava sempre più difficile stare in quel posto e pensare solo a cose belle contornate di euforia. Quindi decise di andarsene.

«Tenga.» mise i soldi sul bancone e si indirizzò verso la porta con un mal di testa che probabilmente gli era venuto per i troppi pensieri. Basta. Se ne sarebbe tornato a casa e poi avrebbe anche smesso di sognare, l’avrebbe chiamata, direttamente, per chiederle come stavano le cose tra loro due. Insomma non poteva farseli entrambi e fare finta di niente. Il suo ragazzo, quel deficiente, era talmente occupato a tradirla che non gli importava se lei lo faceva a sua volta, e forse non si sarebbe nemmeno incazzato nel scoprire qualche sveltina. Erano pazzi loro due, usavano il concetto di libertà con troppa superficialità e quello della libertà di amare chiunque abbia bisogno di amore un po’ troppo sul serio e in modo egoistico.

Ma forse con Johnny le cose stavano diversamente. Insomma lui la amava e questo lei avrebbe dovuto saperlo, avrebbe dovuto capirlo quando hanno fatto sesso per la prima volta, e le volte successive. Doveva saperlo lei, per forza. Eppure non si era presentata al pub, e forse era proprio per quello che non si era presentata. E questo lo spaventava, lo irritava e lo emozionava allo stesso tempo. Se lei non si era presentata perché sapeva che lui la amava voleva dire che il sentimento era reciproco e che aveva paura, tanta paura. Aveva paura di scoprirsi, di lasciarsi andare, aveva paura di amare forse. Era la prima volta che amava qualcuno lei. La prima volta in assoluto che amava qualcuno così tanto. Johnny ne era sicuro. Lei lo amava. Se non fosse stato così, glielo avrebbe detto o quantomeno glielo avrebbe fatto capire. Invece non si era presentata. E andava bene così. Almeno per ora.

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