Legami indissolubili, a volte

Ci fu un incontro strano al semaforo, più che incontro è stato un condividere la stessa strada. Incontrarsi implica una partecipazione consapevole di entrambi, il condividere a volte può essere spontaneo e magari anche inconsapevole. Cominciando dai sentimenti, già.

Daniel era quello dietro la folla la quale, aspettando il verde del semaforo avanzava sempre più, come se avessero tutti fretta di fare chissà cosa. Il lavoro, la famiglia, appuntamenti, qualche fuga… tutti motivi decisamente validi per accelerare i tempi. Ma Daniel era quello dietro la folla.

C’era chi come compagno aveva uno zaino, chi un iPod, chi un bel cagnolino, ma la maggior parte erano certamente quelli con il telefonino in mano che sembrava fossero anni che non distoglievano lo sguardo dallo schermo. Era tutto così patetico. Una decina di persone che stavano intraprendendo un viaggio, lo stesso viaggio, senza nemmeno scambiarsi un semplice Buongiorno. Persone che per un istante condividevano la stessa strada, la stessa terra sotto i piedi, lo stesso vento, il sole, gli alberi ma che continuavano ad ignorarsi senza neppure scambiarsi un sorriso, un cenno di saluto, uno sguardo di complicità, nessuno che chiedeva furtivamente l’ora o indicazioni stradali, nessuno che accarezzava quel cane, nessuno che alzava la testa da quel maledetto telefonino.

Daniel aveva le mani in tasca e lo sguardo perso oltre la strada, e oltre l’orizzonte forse. Inconsapevolmente la direzione del suo sguardo andava a incastrarsi con quello di una ragazza dall’altra parte della strada. Aspettava anche lei dietro la folla, ed era calma esattamente come Daniel a discapito di tutte le persone intorno. O meglio, della gente intorno.

Loro sì, che stavano condividendo lo stesso viaggio, e con una complicità da far invidia. Solo che la gente non invidia chi sa apprezzare le piccole cose della vita, se però apprezzi le piccole cose della vita e hai un iPhone allora sì. Niente da fare, troppi mondi che non coincidono tra loro, troppe regole e gare.

Daniel accarezzò il cane e lui improvvisamente si mise a scodinzolare come se non ne ricevesse da un paio di mesi, di carezze. Il padrone sembrava non facesse una piega, come se il giocare con gli animali fosse una cosa da scemi. Era uno di quei padroni che tratta male gli animali ma non si sa perché diavolo ne abbia uno. Continuava a tirare il guinzaglio per attirarlo a sé, probabilmente perché l’entusiasmo di Daniel era troppo sconvolgente per lui. “Forse tiene il cane per fare un favore a qualcuno, altrimenti….” provò a giustificarlo  Daniel cercando di decifrare il carattere di quel tizio, ma non ci riuscì. “Ecco, fammi il favore di andare a quel paese!”

Scattò il verde e finalmente la mandria di robot cominciò a procedere verso il loro interessantissimo viaggio virtuale. Se non ci fossero i semafori probabilmente le persone morirebbero di continuo. Ma quello che fece distrarre Daniel dai suoi ragionamenti sul futuro e sui robot fu il sorriso della ragazza che gli passò accanto. La stessa ragazza che un minuto prima era dall’altra parte della strada, l’unica nella folla che era partecipe davvero a quello che succedeva intorno. Fu una rivelazione. Due persone sconosciute che si scambiano un sorriso dolce e innocuo. Forse era un sogno, doveva essere un sogno in quel mondo così monotono e insipido, altrimenti cosa diamine fu quello? Cosa?

Lui aveva già visto di sicuro quella ragazza da qualche parte, gli ricordava qualcuno, era così dolce ma era certo di non conoscerla di persona. Forse l’aveva incontrata in biblioteca, magari semplicemente nel reparto frutta al supermercato, o chissà che abbiano anche visto lo stesso film qualche volta inconsapevolmente. Era un’estranea eppure dopo quel sorriso lui si sentiva parte della sua vita. E magari era così anche per lei.

Quando tornò a casa sua, diede da mangiare al cane poi preparò il caffè. Mentre giocava con Barny pensò al suo migliore amico e alla disdetta all’ultimo minuto della loro uscita per stare un po’ con una ragazza appena rimorchiata al bar. Gli augurò che fosse l’amore della sua vita altrimenti quella disdetta era inconcepibile; di solito le persone normali stabiliscono una data per vedersi, una data e un orario che poteva benissimo non coincidere con gli impegni già presi con i migliori amici. Pensò a come la sua futura moglie scappò senza dire neppure dove stesse andando e soprattutto perché. Già perché? Perché poi le persone più importanti sembrava gli sconvolgessero la vita? Perché li sentiva così lontani, e soprattutto perché loro si allontanavano sempre di più dopo tutte le cose passate insieme e dopo tutto il voler bene dichiarato? Perché? Perché loro erano così sfocati nella sua mente e il sorriso di quella ragazza così sincero e chiaro?

“Già. Perché?”

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Ci fu un incontro strano al semaforo, più che incontro è stato un condividere la stessa strada. Incontrarsi implica una partecipazione consapevole di entrambi, il condividere a volte può essere spontaneo e magari anche inconsapevole. Cominciando dai sentimenti, già.

Daniel era quello dietro la folla la quale, aspettando il verde del semaforo avanzava sempre più, come se avessero tutti fretta di fare chissà cosa. Il lavoro, la famiglia, appuntamenti, qualche fuga… tutti motivi decisamente validi per accelerare i tempi. Ma Daniel era quello dietro la folla.

C’era chi come compagno aveva uno zaino, chi un iPod, chi un bel cagnolino, ma la maggior parte erano certamente quelli con il telefonino in mano che sembrava fossero anni che non distoglievano lo sguardo dallo schermo. Era tutto così patetico. Una decina di persone che stavano intraprendendo un viaggio, lo stesso viaggio, senza nemmeno scambiarsi un semplice Buongiorno. Persone che per un istante condividevano la stessa strada, la stessa terra sotto i piedi, lo stesso vento, il sole, gli alberi ma che continuavano ad ignorarsi senza neppure scambiarsi un sorriso, un cenno di saluto, uno sguardo di complicità, nessuno che chiedeva furtivamente l’ora o indicazioni stradali, nessuno che accarezzava quel cane, nessuno che alzava la testa da quel maledetto telefonino.

Daniel aveva le mani in tasca e lo sguardo perso oltre la strada, e oltre l’orizzonte forse. Inconsapevolmente la direzione del suo sguardo andava a incastrarsi con quello di una ragazza dall’altra parte della strada. Aspettava anche lei dietro la folla, ed era calma esattamente come Daniel a discapito di tutte le persone intorno. O meglio, della gente intorno.

Loro sì, che stavano condividendo lo stesso viaggio, e con una complicità da far invidia. Solo che la gente non invidia chi sa apprezzare le piccole cose della vita, se però apprezzi le piccole cose della vita e hai un iPhone allora sì. Niente da fare, troppi mondi che non coincidono tra loro, troppe regole e gare.

Daniel accarezzò il cane e lui improvvisamente si mise a scodinzolare come se non ne ricevesse da un paio di mesi, di carezze. Il padrone sembrava non facesse una piega, come se il giocare con gli animali fosse una cosa da scemi. Era uno di quei padroni che tratta male gli animali ma non si sa perché diavolo ne abbia uno. Continuava a tirare il guinzaglio per attirarlo a sé, probabilmente perché l’entusiasmo di Daniel era troppo sconvolgente per lui. “Forse tiene il cane per fare un favore a qualcuno, altrimenti….” provò a giustificarlo  Daniel cercando di decifrare il carattere di quel tizio, ma non ci riuscì. “Ecco, fammi il favore di andare a quel paese!”

Scattò il verde e finalmente la mandria di robot cominciò a procedere verso il loro interessantissimo viaggio virtuale. Se non ci fossero i semafori probabilmente le persone morirebbero di continuo. Ma quello che fece distrarre Daniel dai suoi ragionamenti sul futuro e sui robot fu il sorriso della ragazza che gli passò accanto. La stessa ragazza che un minuto prima era dall’altra parte della strada, l’unica nella folla che era partecipe davvero a quello che succedeva intorno. Fu una rivelazione. Due persone sconosciute che si scambiano un sorriso dolce e innocuo. Forse era un sogno, doveva essere un sogno in quel mondo così monotono e insipido, altrimenti cosa diamine fu quello? Cosa?

Lui aveva già visto di sicuro quella ragazza da qualche parte, gli ricordava qualcuno, era così dolce ma era certo di non conoscerla di persona. Forse l’aveva incontrata in biblioteca, magari semplicemente nel reparto frutta al supermercato, o chissà che abbiano anche visto lo stesso film qualche volta inconsapevolmente. Era un’estranea eppure dopo quel sorriso lui si sentiva parte della sua vita. E magari era così anche per lei.

Quando tornò a casa sua, diede da mangiare al cane poi preparò il caffè. Mentre giocava con Barny pensò al suo migliore amico e alla disdetta all’ultimo minuto della loro uscita per stare un po’ con una ragazza appena rimorchiata al bar. Gli augurò che fosse l’amore della sua vita altrimenti quella disdetta era inconcepibile; di solito le persone normali stabiliscono una data per vedersi, una data e un orario che poteva benissimo non coincidere con gli impegni già presi con i migliori amici. Pensò a come la sua futura moglie scappò senza dire neppure dove stesse andando e soprattutto perché. Già perché? Perché poi le persone più importanti sembrava gli sconvolgessero la vita? Perché li sentiva così lontani, e soprattutto perché loro si allontanavano sempre di più dopo tutte le cose passate insieme e dopo tutto il voler bene dichiarato? Perché? Perché loro erano così sfocati nella sua mente e il sorriso di quella ragazza così sincero e chiaro?

“Già. Perché?”

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