E quindi mi chiedo chi è più scemo

L’uomo ha bisogno dell’amore a lungo termine, quello a tempo indeterminato che ti salva nei momenti drammatici della tua vita, quello che ti porta il caffè a letto, quello che ti passa i fazzoletti per soffiarti il naso, quello che ti massaggia i piedi, quello che ti prepara la cena, quello che ti inietta ogni mattina una dose di sicurezza e ti fa stare al caldo mentre fuori piove. L’uomo non ha bisogno delle illusioni,  l’uomo con le storielle non si costruisce la casa, non si fa una famiglia.

Ora. Io voglio proteggerlo dalle storielle. Voglio che non soffra, non come una volta, non più. Voglio che sia al sicuro con me, voglio essere in grado di farlo sentire al sicuro, lo voglio. E dopo tutti i desideri espressi, dopo tutte le conversazioni che abbiamo fatto, dopo gli sguardi, gli scambi di elettricità per la passione tra noi, le strette da lasciarti i lividi, le promesse, a me rimane nel fondo la paura.
E’ come se la nostra storia fosse un bellissimo vaso riempito di cose meravigliose ma che sul fondo ci siano dei pezzettini di paura. Per toglierla dovrei togliere quello che c’è sopra, dovrei praticamente svuotare il vaso, ovvero svuotarlo da tutte quelle cose che hanno tenuto ben saldo il rapporto. E come faccio? Come faccio a svuotare un vaso pieno di cose belle? Come faccio, avendo la certezza che quelle cose andranno perse? Così, rischiando, la paura la tengo, lì, in fondo a tutte le cose belle ricordando a me stessa che quello sarà sempre il fondo: le fondamenta ecco, e quando le fondamenta sono fatte di paura tutto quello che c’è sopra sarà sempre in bilico. Incertezze. Dubbi. “Forse”. “Non posso”. “Perché?”.

Improvvisamente ho una paura matta di perderlo. Lui è vivo. Io sono viva. Scientificamente le possibilità in percentuale di stare insieme ci sono e sono anche buone. La matematica sta dalla mia parte, ma io ho comunque una paura che in termini matematici non si più nemmeno misurare. E che faccio. Non lo so. Non so a questo punto che fare. Poi penso che nel peggiore dei casi posso andare da lui e (ri)dirgli che lo amo, e se non mi crede potrei sempre mettermi in ginocchio, strisciare ai suoi piedi e supplicarlo piangendo. Letteralmente. E dico davvero. E’ comunque una possibilità, uno di quei piani “B”, “C”, “F”. La prendo in considerazione. Eccome. Perché mi da una certa sicurezza, anche se potrebbe sembrare stupido, o triste, se penso fino a che punto sarei disposta a calpestare il mio orgoglio. Ma si cambia. Ora, se devo dirla tutta, non mi importa più di me. Non mi importa dell’orgoglio. Non con lui.

Di solito la morale di quasi ogni commedia sentimentale è che se ami davvero una persona allora devi volere solo che lei sia felice, anche se questo comporterebbe una possibile separazione. E io voglio che lui sia felice, ma voglio esserlo anche io. E vorrei non pensare che l’amore sia egoismo puro, ma purtroppo è così: io lo voglio perché senza di lui sto male da far schifo. Ma la priorità non è la mia felicità ma la sua, io voglio che lui sia felice, voglio che abbia una vita grandiosa, solo che vorrei la passasse con me. Perché sono disposta a dimostrargli quanto lo amo, quanto sacrificherei per lui, quanto mi annullerei. Sono disposta a dimostrargli che lo amo incondizionatamente, perché penso che lo meriti, penso che dovrebbe essere salvato dalle puttanelle che bramano la passione che emana dagli occhi, quelle che si farebbero sbattere al muro e farsi baciare, quelle che si farebbero sbattere al muro. E lo salverei usando tutte le forze che ho nel corpo, fisiche e mentali.

Ma alla fine so che lui è lì, e che oggi, adesso, proprio in questo momento io potrei raggiungerlo e cominciare piano piano a vivere una storia. Non si sa che tipo di storia, ma intanto comincerei a viverla. Io scommetterei su di lui. Scommetterei tutto. Io forse partirei domani, forse stasera. (Forse? Perché ho scritto “forse”?)
Si, ma lui mi ama davvero? (Ah. Ecco perché!) Mi ama?
Da una parte voglio correre il rischio, oppure mettiamola in questo modo: voglio dimostrarli il mio amore, voglio fargli capire che “ecco, sono qui, per te, e ho lasciato tutto, pronta a iniziare da zero con te, perché ti amo”. Al massimo, nella peggiore delle ipotesi me ne torno a casa, con la coda tra le gambe perché “vabbe, è andata così”. (Oh, bella prospettiva!)
E allora cosa mi rimane? Forse la certezza che lui non mi ama, o forse no. Magari ha paura anche lui di entrare nella mia vita, d’altronde è un passo che non è rischioso, di più. Vuol dire mettere in gioco tutto, cavolo, vuol dire….amare….amare vuol dire tutto.

E quindi mi chiedo chi è più scemo. Io ho paura. Lui forse ha paura. Che si fa? Dove si andrà a finire? Ci vuole un pizzico di coraggio, un po’ di umiltà, di sincerità, ecco cosa. In questo caso non ci sarebbe un “nel peggiore dei casi” ma sono un “rimarrai sempre nel mio cuore”. E comunque, lui è lì, vivo. Io non sono morta ancora. La cosa, scientificamente, potrebbe funzionare, e figuriamoci se lasciassimo fare al cuore! Ma io sono qui, e lui è lì.

E quindi mi chiedo chi è più scemo.

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4 pensieri su “E quindi mi chiedo chi è più scemo

  1. E’ quando sono debole che sono forte, scriveva qualcuno decisamente più in gamba di me. Per rispondere alla tua domanda, secondo me, chi per paura di perdere non rischia. Non cogliendo però che, senza rischiare, si è sicuri di perdere.

    • Questo è vero… ma non capisco perché la teoria siamo capaci di accoglierla e capirla, senza però mai mettere in pratica le cose, fino in fondo e credendoci. Non lo so …

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E quindi mi chiedo chi è più scemo

L’uomo ha bisogno dell’amore a lungo termine, quello a tempo indeterminato che ti salva nei momenti drammatici della tua vita, quello che ti porta il caffè a letto, quello che ti passa i fazzoletti per soffiarti il naso, quello che ti massaggia i piedi, quello che ti prepara la cena, quello che ti inietta ogni mattina una dose di sicurezza e ti fa stare al caldo mentre fuori piove. L’uomo non ha bisogno delle illusioni,  l’uomo con le storielle non si costruisce la casa, non si fa una famiglia.

Ora. Io voglio proteggerlo dalle storielle. Voglio che non soffra, non come una volta, non più. Voglio che sia al sicuro con me, voglio essere in grado di farlo sentire al sicuro, lo voglio. E dopo tutti i desideri espressi, dopo tutte le conversazioni che abbiamo fatto, dopo gli sguardi, gli scambi di elettricità per la passione tra noi, le strette da lasciarti i lividi, le promesse, a me rimane nel fondo la paura.
E’ come se la nostra storia fosse un bellissimo vaso riempito di cose meravigliose ma che sul fondo ci siano dei pezzettini di paura. Per toglierla dovrei togliere quello che c’è sopra, dovrei praticamente svuotare il vaso, ovvero svuotarlo da tutte quelle cose che hanno tenuto ben saldo il rapporto. E come faccio? Come faccio a svuotare un vaso pieno di cose belle? Come faccio, avendo la certezza che quelle cose andranno perse? Così, rischiando, la paura la tengo, lì, in fondo a tutte le cose belle ricordando a me stessa che quello sarà sempre il fondo: le fondamenta ecco, e quando le fondamenta sono fatte di paura tutto quello che c’è sopra sarà sempre in bilico. Incertezze. Dubbi. “Forse”. “Non posso”. “Perché?”.

Improvvisamente ho una paura matta di perderlo. Lui è vivo. Io sono viva. Scientificamente le possibilità in percentuale di stare insieme ci sono e sono anche buone. La matematica sta dalla mia parte, ma io ho comunque una paura che in termini matematici non si più nemmeno misurare. E che faccio. Non lo so. Non so a questo punto che fare. Poi penso che nel peggiore dei casi posso andare da lui e (ri)dirgli che lo amo, e se non mi crede potrei sempre mettermi in ginocchio, strisciare ai suoi piedi e supplicarlo piangendo. Letteralmente. E dico davvero. E’ comunque una possibilità, uno di quei piani “B”, “C”, “F”. La prendo in considerazione. Eccome. Perché mi da una certa sicurezza, anche se potrebbe sembrare stupido, o triste, se penso fino a che punto sarei disposta a calpestare il mio orgoglio. Ma si cambia. Ora, se devo dirla tutta, non mi importa più di me. Non mi importa dell’orgoglio. Non con lui.

Di solito la morale di quasi ogni commedia sentimentale è che se ami davvero una persona allora devi volere solo che lei sia felice, anche se questo comporterebbe una possibile separazione. E io voglio che lui sia felice, ma voglio esserlo anche io. E vorrei non pensare che l’amore sia egoismo puro, ma purtroppo è così: io lo voglio perché senza di lui sto male da far schifo. Ma la priorità non è la mia felicità ma la sua, io voglio che lui sia felice, voglio che abbia una vita grandiosa, solo che vorrei la passasse con me. Perché sono disposta a dimostrargli quanto lo amo, quanto sacrificherei per lui, quanto mi annullerei. Sono disposta a dimostrargli che lo amo incondizionatamente, perché penso che lo meriti, penso che dovrebbe essere salvato dalle puttanelle che bramano la passione che emana dagli occhi, quelle che si farebbero sbattere al muro e farsi baciare, quelle che si farebbero sbattere al muro. E lo salverei usando tutte le forze che ho nel corpo, fisiche e mentali.

Ma alla fine so che lui è lì, e che oggi, adesso, proprio in questo momento io potrei raggiungerlo e cominciare piano piano a vivere una storia. Non si sa che tipo di storia, ma intanto comincerei a viverla. Io scommetterei su di lui. Scommetterei tutto. Io forse partirei domani, forse stasera. (Forse? Perché ho scritto “forse”?)
Si, ma lui mi ama davvero? (Ah. Ecco perché!) Mi ama?
Da una parte voglio correre il rischio, oppure mettiamola in questo modo: voglio dimostrarli il mio amore, voglio fargli capire che “ecco, sono qui, per te, e ho lasciato tutto, pronta a iniziare da zero con te, perché ti amo”. Al massimo, nella peggiore delle ipotesi me ne torno a casa, con la coda tra le gambe perché “vabbe, è andata così”. (Oh, bella prospettiva!)
E allora cosa mi rimane? Forse la certezza che lui non mi ama, o forse no. Magari ha paura anche lui di entrare nella mia vita, d’altronde è un passo che non è rischioso, di più. Vuol dire mettere in gioco tutto, cavolo, vuol dire….amare….amare vuol dire tutto.

E quindi mi chiedo chi è più scemo. Io ho paura. Lui forse ha paura. Che si fa? Dove si andrà a finire? Ci vuole un pizzico di coraggio, un po’ di umiltà, di sincerità, ecco cosa. In questo caso non ci sarebbe un “nel peggiore dei casi” ma sono un “rimarrai sempre nel mio cuore”. E comunque, lui è lì, vivo. Io non sono morta ancora. La cosa, scientificamente, potrebbe funzionare, e figuriamoci se lasciassimo fare al cuore! Ma io sono qui, e lui è lì.

E quindi mi chiedo chi è più scemo.

4 pensieri su “E quindi mi chiedo chi è più scemo

  1. E’ quando sono debole che sono forte, scriveva qualcuno decisamente più in gamba di me. Per rispondere alla tua domanda, secondo me, chi per paura di perdere non rischia. Non cogliendo però che, senza rischiare, si è sicuri di perdere.

    • Questo è vero… ma non capisco perché la teoria siamo capaci di accoglierla e capirla, senza però mai mettere in pratica le cose, fino in fondo e credendoci. Non lo so …

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