Chiodo schiaccia chiodo

Chiodo schiaccia chiodo, o solitudine finché qualcuno non stravolge il tuo mondo? 
Ho imparato a non etichettare i rapporti. Avere dei limiti, dei fogli metaforici con istruzioni precise da seguire, una lista dei pro e dei contro, una lista in generale da seguire, un piano a schemi, non serve a niente. Perché poi dopo tutti questi piani teorici, e le riflessioni che precedono questi piani, il risultato è l’azione puramente istintiva. Che detto così, generalizzato così, sminuito così, il concetto non è convincente, lo so. Ma non siamo molto consapevoli delle scelte che facciamo, anche quando queste ci sembrano frutto di un ragionamento puramente razionale. C’è sempre un motivo che noi, lì per lì non cogliamo.
Ora.
Io penso che la cosa migliore sia concentrarsi (per modo di dire) sullo stare bene con una persona. Dire chiodo schiaccia chiodo mi sa di rapporti forzati, e la solitudine (addirittura?) che causa l’attesa dell’amore della propria vita produce sofferenza. Produce sofferenza nel momento in cui, appunto, ti accorgi che forzando quest’attesa si finisce per “dimenticare” cosa voglia dire amare (“amare” vabè) o comunque stare bene affianco a una persona.
Cioè, non sentitevi in colpa se frequentate qualcuno che sapete (o credete di saperlo) non sarà il vostro futuro marito, o futura moglie. Lo so che a volte spaventa questa “perdita di tempo”, lo so che molti vogliono delle basi solide, che vogliono pensare al futuro, vogliono un rapporto che duri molto e che diventi appunto la propria futura casa. Lo so che è bello avere delle certezze nella vita, dire “lui è mio marito e lo conosco da 20-30-40 anni, lo amo da morire, abbiamo due bellissimi figli, una bella casa, una macchina, un bel lavoro e una vita sociale da paura” ma non è tutto bello come sembra, forse è perché si creano ideali troppo giganteschi da raggiungere e sopportare, da mantenere. Lo so che “oddio, io ora esco con lui e sto bene, ma che ne sarà di me a 30 anni? Chi sarà mio marito? Come? Cosa? Dove?” e altre domande correlate fanno un po’ venire i brividi. A me oh, a me fanno venire i brividi. Ma non è che mi metto ad aspettare la mia anima gemella, anche perché non ci credo, ma il punto è che la sola ricerca della persona perfetta per me mi sembra una perdita di tempo e accumulo di tanto stress. Questione di aspettative forse. Di aspettative troppo alte, forse.
Forse.
Tanto si parte sempre dallo stesso livello: non ci si conosce. Non ci si conosce mai fino in fondo. Quindi mi chiedo che differenza ci sia tra “l’amore della mia vita” e “il mio amore”.
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Chiodo schiaccia chiodo, o solitudine finché qualcuno non stravolge il tuo mondo? 
Ho imparato a non etichettare i rapporti. Avere dei limiti, dei fogli metaforici con istruzioni precise da seguire, una lista dei pro e dei contro, una lista in generale da seguire, un piano a schemi, non serve a niente. Perché poi dopo tutti questi piani teorici, e le riflessioni che precedono questi piani, il risultato è l’azione puramente istintiva. Che detto così, generalizzato così, sminuito così, il concetto non è convincente, lo so. Ma non siamo molto consapevoli delle scelte che facciamo, anche quando queste ci sembrano frutto di un ragionamento puramente razionale. C’è sempre un motivo che noi, lì per lì non cogliamo.
Ora.
Io penso che la cosa migliore sia concentrarsi (per modo di dire) sullo stare bene con una persona. Dire chiodo schiaccia chiodo mi sa di rapporti forzati, e la solitudine (addirittura?) che causa l’attesa dell’amore della propria vita produce sofferenza. Produce sofferenza nel momento in cui, appunto, ti accorgi che forzando quest’attesa si finisce per “dimenticare” cosa voglia dire amare (“amare” vabè) o comunque stare bene affianco a una persona.
Cioè, non sentitevi in colpa se frequentate qualcuno che sapete (o credete di saperlo) non sarà il vostro futuro marito, o futura moglie. Lo so che a volte spaventa questa “perdita di tempo”, lo so che molti vogliono delle basi solide, che vogliono pensare al futuro, vogliono un rapporto che duri molto e che diventi appunto la propria futura casa. Lo so che è bello avere delle certezze nella vita, dire “lui è mio marito e lo conosco da 20-30-40 anni, lo amo da morire, abbiamo due bellissimi figli, una bella casa, una macchina, un bel lavoro e una vita sociale da paura” ma non è tutto bello come sembra, forse è perché si creano ideali troppo giganteschi da raggiungere e sopportare, da mantenere. Lo so che “oddio, io ora esco con lui e sto bene, ma che ne sarà di me a 30 anni? Chi sarà mio marito? Come? Cosa? Dove?” e altre domande correlate fanno un po’ venire i brividi. A me oh, a me fanno venire i brividi. Ma non è che mi metto ad aspettare la mia anima gemella, anche perché non ci credo, ma il punto è che la sola ricerca della persona perfetta per me mi sembra una perdita di tempo e accumulo di tanto stress. Questione di aspettative forse. Di aspettative troppo alte, forse.
Forse.
Tanto si parte sempre dallo stesso livello: non ci si conosce. Non ci si conosce mai fino in fondo. Quindi mi chiedo che differenza ci sia tra “l’amore della mia vita” e “il mio amore”.

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