Vomito parole

Un testo funziona esattamente come un discorso fatto a voce. Le parole hanno un potere enorme, sono un’arma, e come la si utilizza non conta, quello che conta è che se parte un colpo è finita. E’ finita se spappoli il cervello a uno, è finita anche solo se lo manchi ed è finita, dicevo, perché cominci a prenderci gusto e a capire come funziona. Un testo funziona esattamente come un’arma, esattamente come una parola che esce dalla bocca di uno. Arriva, colpisce, e se manca il bersaglio almeno spaventa, capite?

Il tono cambia le cose, il tono della voce cambia il significato di una frase, lo sguardo abbinato ancora di più, ma abbiamo tanti scudi per questo. Abbiamo imparato a difenderci, a dire che siamo fatti di ghiaccio e la gente ci crede, perché se ti dico che sono una persona cattiva lì per lì te la ridi ma se sgarro ecco che cominci a crederci anche tu, e anche io, e quindi hai visto?

Invece un testo colpisce perché lo si interpreta, e nonostante ci ho sempre visto del pericolo in questa cosa per la propria incolumità e reputazione infondo interpretare è quello che facciamo e funziona anche da matti. Non funziona bene ma in un certo senso funziona. Funziona come una ricetta in cui la quantità degli ingredienti per ogni piatto non viene indicata e tu leggi “quanto vuoi”, “abbastanza”, “non troppo”, “quanto basta”, “non esagerare” e non capisci quanto valga in grammi.

Un testo colpisce perché lo si interpreta e dentro non ce l’hai un cazzo di scudo contro i tuoi demoni, e leggi una frase e ti ricorda la morte, ti ricorda il diavolo, ti ricorda la guerra e nessuno sa che la tua voglia di vivere si sta decomponendo. Loro ti vedono leggere quel testo e non sanno, non sanno quali effetti ha su di te, e questo è deprimente. Sei solo. Ed essere soli è deprimente.

Abbiamo scritto più di quel che abbiamo detto, continuiamo a perdere il diritto di decifrare pensieri, continuiamo a sputtanarci, continuiamo a condividere pensieri che alla fine non c’è nessuna fine ed è frustrante però ti dicono che arriverà non si sa quando ed è ancora più frustrante.

Io se prendo me vedo come i miei testi fanno da strumento introspettivo, per quello che suscitano una volta che li leggi, e se ve lo steste chiedendo no io non racconto le cose in live, scrivo in modo contorto e patetico tanto che capisci quello che volevo dire solo dopo mesi. E ogni volta capisco una cosa diversa, è una questione soggettiva anche con i miei pensieri, figuriamoci se dovessi leggere altre persone, figuriamoci se loro dovessero leggere me.

Non siamo responsabili di quello che la gente capisce, siamo però responsabili di quello che diciamo esattamente come lo siamo di quello che facciamo.

Al diavolo, noi siamo tutto tranne che responsabili, sapete.

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Un testo funziona esattamente come un discorso fatto a voce. Le parole hanno un potere enorme, sono un’arma, e come la si utilizza non conta, quello che conta è che se parte un colpo è finita. E’ finita se spappoli il cervello a uno, è finita anche solo se lo manchi ed è finita, dicevo, perché cominci a prenderci gusto e a capire come funziona. Un testo funziona esattamente come un’arma, esattamente come una parola che esce dalla bocca di uno. Arriva, colpisce, e se manca il bersaglio almeno spaventa, capite?

Il tono cambia le cose, il tono della voce cambia il significato di una frase, lo sguardo abbinato ancora di più, ma abbiamo tanti scudi per questo. Abbiamo imparato a difenderci, a dire che siamo fatti di ghiaccio e la gente ci crede, perché se ti dico che sono una persona cattiva lì per lì te la ridi ma se sgarro ecco che cominci a crederci anche tu, e anche io, e quindi hai visto?

Invece un testo colpisce perché lo si interpreta, e nonostante ci ho sempre visto del pericolo in questa cosa per la propria incolumità e reputazione infondo interpretare è quello che facciamo e funziona anche da matti. Non funziona bene ma in un certo senso funziona. Funziona come una ricetta in cui la quantità degli ingredienti per ogni piatto non viene indicata e tu leggi “quanto vuoi”, “abbastanza”, “non troppo”, “quanto basta”, “non esagerare” e non capisci quanto valga in grammi.

Un testo colpisce perché lo si interpreta e dentro non ce l’hai un cazzo di scudo contro i tuoi demoni, e leggi una frase e ti ricorda la morte, ti ricorda il diavolo, ti ricorda la guerra e nessuno sa che la tua voglia di vivere si sta decomponendo. Loro ti vedono leggere quel testo e non sanno, non sanno quali effetti ha su di te, e questo è deprimente. Sei solo. Ed essere soli è deprimente.

Abbiamo scritto più di quel che abbiamo detto, continuiamo a perdere il diritto di decifrare pensieri, continuiamo a sputtanarci, continuiamo a condividere pensieri che alla fine non c’è nessuna fine ed è frustrante però ti dicono che arriverà non si sa quando ed è ancora più frustrante.

Io se prendo me vedo come i miei testi fanno da strumento introspettivo, per quello che suscitano una volta che li leggi, e se ve lo steste chiedendo no io non racconto le cose in live, scrivo in modo contorto e patetico tanto che capisci quello che volevo dire solo dopo mesi. E ogni volta capisco una cosa diversa, è una questione soggettiva anche con i miei pensieri, figuriamoci se dovessi leggere altre persone, figuriamoci se loro dovessero leggere me.

Non siamo responsabili di quello che la gente capisce, siamo però responsabili di quello che diciamo esattamente come lo siamo di quello che facciamo.

Al diavolo, noi siamo tutto tranne che responsabili, sapete.

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