Grazie per il complimento

Non è passato molto dall’ultima volta che ho vomitato, e questo luogo arredato diversamente non è migliorato molto in termini di accoglienza. Dovrei essere qui per scrivere decisamente di altro, e invece, siamo cresciuti tutti tranne la fiducia in noi stessi. Sono stata invitata ad un evento. Qualcosa che ricorda le feste in maschera quanto meno, e Venezia è inarrivabile. E’ ovunque su questa parete e la cosa mi puzza un po’. Tutto intorno a lui sembra dire sono ricco, sono felice, sono potente. Lui racconta tutt’altro nel suo pezzo, il pianoforte gli si sta sgretolando sotto le dita.

La camera è piena di coriandoli, inciampo un paio di volte ma sembrano più spintoni che disattenzione. Ne è passato di tempo da quando ci ho provato davvero a crederci, dovrei essere qui per fare pace con l’esito, eppure non prego più, non scrivo più, non soffro più. E più che innamorarmi io amo quello che la mia testa vuole farmi amare, ciò che lei mi implora di vedere, ignorando ciò che è. Lui mi guarda ma prima ancora di vedere me, guarda oltre. Guarda oltre e oltre c’è la parete tappezzata di ricordi. Venezia. Venezia. Venezia. Lui mi guarda ma sta andando oltre, forse troppo, forse aspetta fermati.

Ho detto più stronzate in questo blog che in tutta la mia vita, e sono una che socializza molto. Per ogni uomo che insegna ciò che è giusto ce ne sono mille che mirano a ciò che conviene, e per cento buone azioni ne basta una sbagliata per cadere nell’ade e perdere tutto, dall’onore al pane. Non importa che tu lo faccia per amore, importa solo se lo fai per il potere. E’ un vomito di dolore, di male, di rabbia, la vena che continua a pulsare mentre gli altri mi aspettano di là. Mi sciacquo la faccia. “Sto bene.” Ho un vuoto che non riesco a colmare e questo, ho notato, mi assottiglia molto la vita. “Sembri una bambola!”. Grazie per il complimento.

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