Ma tanto

Non parlavi.
Per capire cosa pensavi o volevi dire dovevo guardarti negli occhi, studiare i lineamenti del tuo volto e come questo si arrende al mio sguardo. Quando non potevo guardarti, dovevo ascoltare. Indovinare il battito del tuo cuore, immaginare la tua camminata, il tuo sguardo, la postura. Riuscivo a vedere cosa i tuoi occhi sfioravano. Ascoltavo ogni suono, verso, sospiro, guardavo le tue mani ballare sul tavolo.
Così capivo. E in tanti altri modi capivo.

Ma poi i segni sullo specchio appannato, l’asciugamano a terra, e prima ancora la vasca piena di acqua bollente. L’umidità che accarezzava la fiamma delle candele, la luce artificiale che torturava l’intimità del fuoco.

Te ne andavi in camera a leggere. Intanto le finestre spalancate, l’acqua ghiacciata, le candele consumate.

No, non ti ho mai capita.
Ma tanto non ho mai capito neanche il resto del mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.