Una scrittrice tormentata

All’inizio pensavo di dover cambiare il linguaggio, mi guardo tutt’ora intorno corrugando la fronte impaziente di avere qualche specie di illuminazione. Niente. Lo sguardo assente, alle spalle la sicurezza di una famiglia, di fronte un silenzio morbido e lenitivo. Sola, ma nel posto giusto. Mi chiedevo soltanto il perché dei blocchi. Pensavo di dover spolverare

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La tredicesima sigaretta

L’avevo già scelto. L’avevo fatto ancora prima che qualcuno mi avesse chiesto qualcosa al riguardo. Ancora prima dell’alba, prima di aver domandato cortesemente l’accendino ad un perfetto estraneo. Avevo fumato così tanto che neanche riuscivamo più a distinguere i lineamenti dell’altro. Era inutile immaginare, eravamo imprevedibili nel proprio modo di fare del male. Neanche ci

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Ti prego vattene

Sentiva il bisogno di regalarmi qualcosa. Sentiva di avermi rubato l’infanzia, calpestandola con il suo menefreghismo, doveva rimediare per fare pace con Dio. Non ci fai mai caso quando demolisci la sensibilità altrui, non capisci nemmeno quando questo nasconde un parassita che ti mangia gli organi interni, iniziando dallo stomaco con le sue cazzo di farfalle.

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