Sono triste

Sono triste.
Ho tutto quello che mi serve.
Sono triste.
Ho attenzioni, ho delle soddisfazioni enormi personali e lavorative. Me le sono guadagnate, con il tempo.
Piano piano sto raggiungendo i miei obiettivi, è incredibile, così rapidamente. Sono una ragazza fortunata, davvero, lo sono.
E non mi lamento perché sto bene.
Fisicamente sto bene. Mentalmente sto bene. Sto bene.
Sono triste però.
Cosa mi manca? Niente. Niente mi manca.
Solo che nella mia vita non c’è e non ci sarà mai l’amore della mia vita. Uso la parola mai per convenzione, ma non prendo nemmeno in considerazione il suo significato, come non concepisco quello di tante altre parole.
Non riesco più a innamorarmi. Penso che da una parte sia meglio, perché soffrire per amore è peggio di qualsiasi altra sofferenza. Avrete da ridire su questo, lo so. Ma sai che novità.

Ho smesso. Ho smesso, sì, di innamorarmi. Prima un pacchetto al giorno, poi una dose al mese finché la mia pazienza nei confronti di questo sentimento è sparita. Cos’è successo? Oh, tante cose. Tante cose sono successe.

Non mi sto disperando. Non me ne frega niente. Davvero non mi frega. Non ci rimugino, è che certo, ci penso. Ogni tanto. Ci penso sì, ma non ci rimugino.

Sto bene. Sto bene davvero. Ma sono triste.
E quando rido rido di gusto, ve lo giuro. Quando rido. Apprezzo ogni cosa che mi fa stare bene, ogni piccola cosa. E ci sono così tante cose belle al mondo che se ci penso mi viene da piangere.
Come sempre la scomparsa delle cose belle a me mette tristezza. E piango. Piango perché le cose belle mi mettono tristezza.
Sono triste.

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Chiodo schiaccia chiodo

Chiodo schiaccia chiodo, o solitudine finché qualcuno non stravolge il tuo mondo? 
Ho imparato a non etichettare i rapporti. Avere dei limiti, dei fogli metaforici con istruzioni precise da seguire, una lista dei pro e dei contro, una lista in generale da seguire, un piano a schemi, non serve a niente. Perché poi dopo tutti questi piani teorici, e le riflessioni che precedono questi piani, il risultato è l’azione puramente istintiva. Che detto così, generalizzato così, sminuito così, il concetto non è convincente, lo so. Ma non siamo molto consapevoli delle scelte che facciamo, anche quando queste ci sembrano frutto di un ragionamento puramente razionale. C’è sempre un motivo che noi, lì per lì non cogliamo.
Ora.
Io penso che la cosa migliore sia concentrarsi (per modo di dire) sullo stare bene con una persona. Dire chiodo schiaccia chiodo mi sa di rapporti forzati, e la solitudine (addirittura?) che causa l’attesa dell’amore della propria vita produce sofferenza. Produce sofferenza nel momento in cui, appunto, ti accorgi che forzando quest’attesa si finisce per “dimenticare” cosa voglia dire amare (“amare” vabè) o comunque stare bene affianco a una persona.
Cioè, non sentitevi in colpa se frequentate qualcuno che sapete (o credete di saperlo) non sarà il vostro futuro marito, o futura moglie. Lo so che a volte spaventa questa “perdita di tempo”, lo so che molti vogliono delle basi solide, che vogliono pensare al futuro, vogliono un rapporto che duri molto e che diventi appunto la propria futura casa. Lo so che è bello avere delle certezze nella vita, dire “lui è mio marito e lo conosco da 20-30-40 anni, lo amo da morire, abbiamo due bellissimi figli, una bella casa, una macchina, un bel lavoro e una vita sociale da paura” ma non è tutto bello come sembra, forse è perché si creano ideali troppo giganteschi da raggiungere e sopportare, da mantenere. Lo so che “oddio, io ora esco con lui e sto bene, ma che ne sarà di me a 30 anni? Chi sarà mio marito? Come? Cosa? Dove?” e altre domande correlate fanno un po’ venire i brividi. A me oh, a me fanno venire i brividi. Ma non è che mi metto ad aspettare la mia anima gemella, anche perché non ci credo, ma il punto è che la sola ricerca della persona perfetta per me mi sembra una perdita di tempo e accumulo di tanto stress. Questione di aspettative forse. Di aspettative troppo alte, forse.
Forse.
Tanto si parte sempre dallo stesso livello: non ci si conosce. Non ci si conosce mai fino in fondo. Quindi mi chiedo che differenza ci sia tra “l’amore della mia vita” e “il mio amore”.

Senza un porto sicuro

Viaggiate per mari è vero, vi fermate, ripartite sì, ma avete tutti un porto sicuro. Ognuno di voi ha un porto sicuro e io non sono il porto sicuro di nessuno e non ho un porto sicuro, io viaggio. E viaggio, non so mai dove fermarmi, a volte mi fermo per necessità, altre vengo fermata altre mi perdo, altre volte non voglio ritornare. Non sono nemmeno una turista, non colleziono foto, non mi attira niente di questi paesaggi, io viaggio dentro le vostre vite e non mi fermo in nessuna di esse. Non voglio fermarmi, altre volte non posso. E poi non volete voi, perché è bello stare insieme ma avete già qualcuno da un’altra parte che vi aspetta, e da cui ritornerete in caso di tempesta. Sono io la vostra tempesta? Sono io che vi faccio tornare? Io vi faccio venir voglia di casa, voglia di allontanarvi da me? Sono come quell’isola fantastica su cui ci siete stati ma da cui poi volete andare via, dico fantastica perché voi dite che è fantastica mica perché io penso lo sia. Non sono fantastica, io odio le isole. Non mi attira nemmeno il mare ma mi tocca viaggiare, che se rimango è peggio che morire. E allora non so dove andare, e trovo voi che siete una stella cadente in una notte affascinante ma triste, trovo voi che attirate la mia attenzione, siete la mia stella cadente. Trovo voi. Mi date tanto in una botta sola e io sto così bene che sembra stia quasi male, come quando ascolti una canzone che ti solca l’anima e ti piace ma sembra quasi dolore. Voi mi fate male. E mi fate bene. Mi fate tante cose. Voi mi date tanto. E io non so cosa riesco a darvi. Provo a darvi quello che mi sento di dare, e dite che quello che do è tanto e vorrei credervi quando dite che vi piaccio. Ma io non ci credo perché partirete tutti, perché ve ne andrete via tutti e quindi perché vai via se ti piaccio? Perché se ne vanno tutti, tutti che vanno in cerca di stabilità, che io non so dare sicurezza, non la trasmetto perché sono la prima ad averne bisogno. E non ne ho. E più la voglio e più me la date e più provate a farlo e più sono insicura. Mi rifugio nella notte ecco, non c’è niente di più vero di un cielo pieno di stelle, io credo solo a questo. Non c’è amore che tenga, non c’è abbraccio più caloroso di quello delle note. Non credo ad uno sguardo dolce, non mi ci voglio rifugiare, non come lo farei dentro una tempesta. Non credo a niente, eppure continuate a darmi cose. A sbattermele in faccia. E la vostra tenerezza mi eccita. Mi eccita il modo in cui vi piaccio, il modo in cui me lo dimostrate, anche se poi so che andrete tutti via. Prendo tutto, prendo il massimo, voglio il massimo, perché so che ognuno di noi offre cose diverse ad ogni persona che incontra. E io la mia parte la voglio, perché se non me la dai si perde nell’Universo e chi la trova più. Tanto poi se troverete un’altra che vi ispira vita offrirete cose diverse da quelle che avete offerto a me, naturale. E’ un intreccio di anime. E’ singolare. Siete veramente una forza della natura ve lo dico, anche tu mi dite, sì anche io ma voi mi amate in un modo che penso di non reggere. Non che non me lo meriti, ma che non so reggere sicuro. E quando annientate il mio cinismo con la vostra tenerezza mi sento ancora più inutile. Mi sento inutile perché infondo voi siete belle persone e io di bello ho solo il colore degli occhi. E allora mi guardate, e continuate per la vostra strada, vi allontanate sempre guardandomi ma io mi perdo negli sguardi e lo sapete e se mi perdo perdo di vista voi. Ed ecco che mi ritrovo di nuovo sola, col pensiero a voi che avrete già ancorato la nave, arrivati a casa, ad abbracciare la vostra voglia di amore sicuro, a far l’amore e io che non l’ho mai fatto l’amore. E sono sempre sola, anche con qualcuno nel letto, anche dopo esserci andata a letto.