Guardami, sai tutto

Continuava a ripetere “di te non so niente”, “non ti conosco”, “non mi dici nulla” eppure viveva di me, viveva con me, mi ascoltava, mi guardava, mi respirava.

Sapeva come mangiavo, cosa, quanto leggevo, cosa mi infastidiva, quando ridevo e perché piangevo.

Gli raccontavo dei miei progetti, delle mie passioni, degli hobby.

Toccava il mio corpo, la mia mente, il mio carattere, i miei vestiti e i miei oggetti personali. Eppure lui diceva di non conoscermi, di non sapere nulla, di non capirmi.

Forse aspettava racconti del mio passato, forse voleva qualche dettaglio sui miei drammi e sui miei scheletri nell’armadio.

“Ma io li ho condivisi con te.”

No, non è vero.

Non voglio che una persona viva nel mio passato, voglio che viva nel mio presente.

Non dirmi che non sai nulla. Guardati intorno. Guardami. Sai tutto.

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Entrare?

Qualcuno ci è entrato davvero, qualcuno invece no. Non vuole. Non ne vuole sapere, non c’è tempo. Devo proprio? Qualcuno invece si pone domande, e io dico che qui, non si fa altro. Sì, di punteggiatura, sintassi, regole e quant’altro se ne può discutere e del fatto che qui, ci sono cose da mettere a posto. Invece c’è questa cosa, dannazione, che c’è. Focalizzati. Indovina. Pensa. Pensa. Pensa. Ma soprattutto senti. Tocca. Prova. Rispetta.

Qualcuno si perde, ma insomma, che novità, ci perdiamo perfino in luoghi comuni e semplici, fisici, ci si arriva con il navigatore, e ci si perde per disattenzione, mancanza di memoria, di amore, di passione, di voglia. Forse è noia. Un privilegio o forse una condanna, di certo non entrambe. Ci si perde per tanti stupidi motivi, ma c’è qualcuno che cerca, che cerca, che si dispera.

Io, io sono una di quelle, persone, cose, possedute o meno, che si perdono. Che si disperano. Qui, quindi, dicevo, qualcuno cerca, qualcuno trova, qualcuno ci si perde e basta. Poco importa se si ha casino nella testa, importante è cercare, perdersi, scappare, trovare. Ma qui dove ripeti tu, cosa ripeti tu, perché ne stiamo parlando, è così necessario?

Qualcuno sarà annoiato. Capisco. Ci sono tante cose da fare, ci sono luoghi in cui poter perdere la cognizione del tempo, la dignità, la fama, la vita quotidiana. Sempre fantasia dico io, sempre la nostra testa, ed è quello che cerchiamo altrove. Una testa, una visione, un pensiero e una riflessione. Qualcosa di materiale che diventi immateriale, qualcosa di immateriale che rimanga tale. E faccia sudare, tormentare, soffrire e incantare.

Ho trovato il mio posto, lo hai trovato perfino tu, ma non so invece quanto io possa essere tutelata, quanto possano esserlo le mie parole, e non so se tenermi per me quello che penso, che sento, che intuisco. Sono segreti. Intuizioni. Percezioni. Sono profezie. Non sono parole. Non lo sono mai abbastanza. Non sono nemmeno un mezzo, magari un mucchio di confusione se la persona è confusa. E se la persona che mi sta davanti mi legge, mi capisce, mi anticipa io che devo fare? Non sono abituata.

Qui, non è nulla, non si parla di niente e di nessuno, non si parla nemmeno di me. Qualcuno vorrà capire quindi. Qualcuno no. Qualcuno vorrà conoscermi, qualcuno no. Qualcuno vorrà fare una pausa. Anche io.

C’è una risposta, devo solo trovarla. Ma qual’era la domanda?

La più grande forma di presunzione

Il mio professore  ha sempre detto a noi studenti, che non avrebbe mai scritto un libro in quanto è dell’idea che provare a farlo equivalga alla più grande forma di presunzione. E lui dice di essere tante cose tranne che presuntuoso. Lo dico perché glielo abbiamo chiesto in molti, io per prima, tante volte, con entusiasmo e la pupilla dilatata. Lo guardo con ammirazione. Lo ascolto con ammirazione. Ogni volta.

Lui avrebbe tante cose da dire, ha tante cose da dire, ma nessuna di queste contiene una morale forzata, lui dice semplicemente le cose e tu ci trovi la morale bella e pronta, ma senza essere invadente con i suoi concetti e pensieri, lui ti trasmette tante cose. E’ un filosofo. E’ uno che deve per forza di cose lasciare una traccia su questo mondo.

E non lo vuole scrivere sto libro. Ragazzi venderebbe davvero un sacco, e non importa la Casa Editrice o il prezzo del libro,  o questa roba futile, no non importa.

Seh, come no, io gli ho mandato una mail con la mia visione della cosa. Lo pubblicherei con il titolo La più grande forma di presunzione con la Mondadori perché fa figo. Se qualcuno di voi utilizzerà questo titolo per qualcosa gli spacco il culo. Ok. Detto questo, gli ho mandato la mail e lui mi ha risposto dicendo che l’ho mandato in crisi.

Oh mio Dio, cosa, che cosa? IO? IO ho mandato in crisi LUI? IO? In CRISI? Ragazzi non capite l’eccitazione e la gioia, e l’onore di aver ispirato una persona che per tutto questo tempo ho sempre idealizzato. Non potete capire.

Ma perché non prendere i pensieri e concretizzarli attraverso le parole, che se non lo fai si perdono e io non posso permetterlo.

Scrivere è la più grande forma di presunzione, dice.

Ma gli esseri umani sono imperfetti, presuntuosi, ipocriti. Siamo una razza difettosa, come se fossimo stati assemblati senza alcun libretto delle istruzioni.

Nonostante questo ognuno di noi ha una sua filosofia di vita. Una visione del mondo che le proprie esperienze ti costruiscono pian piano, e tu ti ritrovi ad un certo punto con riflessioni, pensieri, principi e non sai da dove diavolo siano sbucati fuori. All’improvviso hai tante cose da dire, hai un’opinione su tutto o quasi, cominci a sviluppare questa propensione a comprendere le cose che ti stanno accadendo e questo ti spaventa. Ti spaventa perché sei un essere umano, e ti spaventa perché gli esseri umani sono imperfetti e ti spaventa perché i tuoi pensieri sono imperfetti.

Siamo tutti dei presuntuosi, ma è una forma leggera e quasi innocua se parliamo della scrittura. Se pensiamo al confronto, alla crescita interiore di ognuno di noi, alla voglia di ascoltare, condividere, capire, capirci.

Lei si chiede perché quello che dice dovrebbe interessare a qualcuno, o meglio, si domanda soprattutto se sarebbero utili a qualcuno le Sue parole. 

Ma scrittura non è molto lontana dall’Arte. I quadri di per sé non hanno alcun scopo, eppure le persone continuano a dipingere. Gli strumenti musicali sembrano superflui nelle nostre vite eppure c’è gente che continua a suonare, e gente che continua ad ascoltare la musica. Persone che non fanno altro che immortalare attimi come se questi durassero per sempre, attimi di vita quotidiana, paesaggi, pose artistiche e la fotografia sembra non sparire mai. Libri su libri, e gente che continua a leggere.

L’arte è presuntuosa, la bellezza lo è. Noi lo siamo ancora di più. E senza tutta questa presunzione mi domando se il mondo sarebbe uguale, migliore o peggiore.

E ci rifletto su, sperando di scoprirlo un giorno. E mi dica se questa non sia la più grande forma di presunzione, Prof. Me lo dica.

– Ho letto la tua mail.

– Ah davvero?

– Si, mi piace. Mi piace come scrivi. Scrivi bene.

– Ah davvero??

– Sì, mi hai messo in crisi.

– Ah. Davvero???

– Sì, leggendo quello che hai scritto mi son reso conto che hai ragione, potrei scriverlo…

– Davvero???

– Sì, ora metterò giù le mie teorie…

– Ma davvero?????

– Sì.