Rispondi bene

Se ti dicessi che non rispetto il mio corpo, tu lo rispetteresti?

Se ti dicessi che non amo le mie labbra tu le baceresti?

E le mie mani, se io odiassi le mie mani tu le stringeresti?

Mi chiedo che faresti della mia anima, mi tormento a pensarti in preda a divorarne la carne intorno.

Saresti capace di pentirtene o di goderne e basta, in una lotta orientata ad aggirare il purgatorio, e comprare l’inferno all’asta.

Quindi se ti dicessi che amo le mie labbra tu baceresti loro o il mio ego?

Se usassi le mie mani per toccarti tu le ameresti di più e le ameresti di meno se le vedessi sfuggenti e impaurite?

Come mi tratteresti a prescindere da come mi tratto io?

Ti inginocchi per comandare non per sottometterti.

E quegli scemi che ci credono cadono volentieri nella tua trappola.

Perché piaci, perché aduli, perché tu pensi la perfezione esista, sei pronto a dimostrarne l’esistenza con l’arroganza di un avvocato convinto di vincere la causa.

Una cosa sconvolgente, eresia, pazzia, aiuto, religiosi in preda a dichiararti guerra, persino il diavolo ti invidia.

Quanto potresti mai amare, e quanto impazzire, se dovessi toccare il mio corpo soltanto?

Quanto potrei mai amare io, e quanto impazzire, se dovessi toccare il tuo corpo soltanto?

Dov’è la tua anima?

Dov’è?

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Grazie per il complimento

Non è passato molto dall’ultima volta che ho vomitato, e questo luogo arredato diversamente non è migliorato molto in termini di accoglienza. Dovrei essere qui per scrivere decisamente di altro, e invece, siamo cresciuti tutti tranne la fiducia in noi stessi. Sono stata invitata ad un evento. Qualcosa che ricorda le feste in maschera quanto meno, e Venezia è inarrivabile. E’ ovunque su questa parete e la cosa mi puzza un po’. Tutto intorno a lui sembra dire sono ricco, sono felice, sono potente. Lui racconta tutt’altro nel suo pezzo, il pianoforte gli si sta sgretolando sotto le dita.

La camera è piena di coriandoli, inciampo un paio di volte ma sembrano più spintoni che disattenzione. Ne è passato di tempo da quando ci ho provato davvero a crederci, dovrei essere qui per fare pace con l’esito, eppure non prego più, non scrivo più, non soffro più. E più che innamorarmi io amo quello che la mia testa vuole farmi amare, ciò che lei mi implora di vedere, ignorando ciò che è. Lui mi guarda ma prima ancora di vedere me, guarda oltre. Guarda oltre e oltre c’è la parete tappezzata di ricordi. Venezia. Venezia. Venezia. Lui mi guarda ma sta andando oltre, forse troppo, forse aspetta fermati.

Ho detto più stronzate in questo blog che in tutta la mia vita, e sono una che socializza molto. Per ogni uomo che insegna ciò che è giusto ce ne sono mille che mirano a ciò che conviene, e per cento buone azioni ne basta una sbagliata per cadere nell’ade e perdere tutto, dall’onore al pane. Non importa che tu lo faccia per amore, importa solo se lo fai per il potere. E’ un vomito di dolore, di male, di rabbia, la vena che continua a pulsare mentre gli altri mi aspettano di là. Mi sciacquo la faccia. “Sto bene.” Ho un vuoto che non riesco a colmare e questo, ho notato, mi assottiglia molto la vita. “Sembri una bambola!”. Grazie per il complimento.

Quali lividi?

Appena gli portano il caffè lui lo beve con una velocità per me inconcepibile. Si sarà sicuramente scottato la lingua e guardando le forme che assume la sua bocca capisco che è così. Realizzo che non se ne dispiace affatto mentre deve fare i conti con la mia disapprovazione. Come fa un uomo -mi chiedo- ad assaporare le cose se scarifica così le sue preziosissime papille gustative, come fa un uomo, ad assaporare una donna se si arrende cosi davanti ad un caffè. Non resisto e faccio un commento al riguardo al quale lui reagisce un po’ seccato e mi dice che non è tanto diverso dai miei lividi. Quali lividi, faccio la gnorri, lui insiste dicendo che a volte per amore sacrifichiamo qualcosa. Lo guardo, lo guardo male. Che c’entra l’amore con il caffè, che c’entra l’amore con le papille gustative, e con i lividi? I suoi occhi mi dicono che mi sono risposta da sola, le sue mani mi dicono la stessa cosa. Penso ai miei lividi e soffoco un sorriso malizioso, che lui smaschera benissimo dalle forme che assume la mia bocca.

Per il piacere sacrifichiamo sempre qualcosa, lo vedo da come facciamo l’amore, lo vedo da come beviamo il caffè.