Tanto non è amore

Quante volte ho detto che non mi sarei mai più innamorata? Vabbè succede, è quando dici che non berrai più dopo ore di disagio post sbornia ma questo è inevitabile. O quando dici che non metterai mai più i tacchi alti per stare tutto il giorno fuori senza delle scarpe di ricambio in borsa. O quando vai a letto tardi e ti svegli con due occhi che sembrano cocomeri o quando non lo so, quando fai quelle cose che non sei tanto propenso a ripetere in futuro. E l’innamoramento non dovrebbe far parte di questo simpaticissimo elenco di COSA NON FARE e invece ce lo sto mettendo.

Quante volte invece ho detto di non riuscire più a innamorarmi? Suona già diverso. Qui cambia tutto, perché qui io non ho più una scelta, qui io subisco il vuoto che prima veniva riempito dall’amore e dalle sue sfumature. Subisco il peso del vuoto. E lo so che detto così fa ridere, è paradossale lo so, ma voi non ridete vi prego che sto male. Io non riesco più a innamorarmi ma soffro come un cane per ogni delusione affettiva e per ogni minima cosa che sgarra dallo stare bene.

Sì, è facile dire “tanto non amo più, non so cosa sia l’amore, non soffrirò mai più, non ho aspettative, non so cosa sia la delusione” invece non è per niente così. Quando ti innamori dai la colpa all’amore e ti senti già meglio. Quando invece stai male per qualcuno, e quel qualcuno non lo immagina nemmeno, e tu stessa non te lo sai spiegare perché diamine: non è amore. Sì, non è amore, ma cos’è, cos’è e perché mi sento una merda? Perché sto soffrendo come un cane, perché?

Il “tanto non è amore” ti rende più vulnerabile dell’amore. E lo sto scoprendo in questi giorni, e boh, vorrei avere 4 anni ed essere felice come quando dipingevo le pareti con gli acquarelli facendo incazzare mia madre, facendo sorridere mia madre. Vorrei tornare a quell’età in cui l’unica cosa che mi rendeva felice erano i mille colori sputacchiati sul muro senza un senso logico, e dove l’amore che sentivo dentro di me e che mi si leggeva negli occhi era per l’arte. Non che quella roba che facevo a 4 anni sul muro poteva esser chiamata arte, ma era sicuramente qualcosa che con l’arte aveva a che fare. Era sicuramente qualcosa che c’entrava con la felicità.

 

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Istruzioni d’uso

Secondo me Dio quando ha creato il genere umano e la Terra ha anche pensato di distribuire dei foglietti con le istruzioni per l’uso. Istruzioni d’uso per tutto: sentimenti, emozioni, problemi, istruzioni d’uso su come trattare le persone per non farle soffrire, su come trattare il pianeta Terra per non farlo andare a rotoli, su come gestire la propria vita, su come annaffiare le piante, su come piantare alberi, su come ottenere energia pulita, su come si fanno le lasagne (perché nessuno le sa fare bene), su come aprire i sacchetti di plastica al supermercato, e come gestire un blog senza scriverci stronzate.

Lui ci ha pensato. Ma ha anche pensato che forse non sarebbe stata una buona idea: tutto troppo tranquillo, normale, pulito, semplice. Tutto troppo perfetto. Assolutamente non da esseri umani. Perché noi con la perfezione non c’entriamo niente, e Dio lo sa. Quindi dopo aver passato il sabato sera a pensare se il giorno dopo avrebbe dovuto scrivere queste istruzioni d’uso, si è detto “Ma chi me lo fa fare, a stare sul pc ore e ore per scrivere delle regole che nessuno seguirà comunque, quando domani posso oziare sul divano, bere e mangiare!” E dopo questa frase, Dio decise che Domenica sarebbe stato il suo giorno di riposo, ma non per i motivi che credono tutti, lui se la spassa perché oltre a non fare niente la Domenica, sta pure a ridere di noi, capito, che non facciamo altro che sbagliare e sbagliare e fare discorsi strani sulla vita, a drogarci, bere e fumare, a lavorare per sopravvivere e tenerci in salute, a perdere la salute facendo lavori di merda, ad amare e stare bene, ad amare e soffrire. Sapeste come se la ride, io già me lo vedo. E bravo Dio, tu sì che hai capito come spassartela. E’ che siamo stupidi, perdonaci eh.

E io penso. Se ci fossero delle istruzioni d’uso quindi, come  sarebbe l’essere umano e come sarebbe il Mondo? Anche Dio se lo chiede ogni tanto. E ce lo chiediamo anche noi. Me lo chiedo io. Non so cosa pensi Dio eh, ma io penso che se ci fossero beh, sapremmo esattamente cosa fare in ogni preciso momento della giornata, sapremmo come si gestiscono le varie situazioni o anzi, le sapremmo gestire al meglio. Se avessimo le istruzioni d’uso sarebbe tutto meccanico, ma perfetto. Tutto perfetto certo, ma meccanico. Con le regole scritte su dei foglietti sapremmo come fare determinare cose, come provare determinate emozioni… (sì, ci sarebbero anche le istruzioni sui sentimenti eh, tipo le istruzioni d’uso per l’amore, che credete. E non ridete eh! Non ridete e pensate piuttosto a tutte quelle volte in cui avete amato bagnando il cuscino tutte le sere per i troppi pianti! Non ridete.) Questi foglietti ci direbbero come fare queste cose, ma non ci sarebbe alcun Nota Bene in cui ci sta spiegato il perché delle cose. Perché fare questo. Perché agire in questo modo. Niente. Alcuna spiegazione, solo regole, con qualche “Non superare le dosi consigliate” qua e là.

Ma non ci sono queste istruzioni d’uso e noi nella nostra imperfezione, cerchiamo di cavarcela. E soprattutto di dare un senso alle cose, di farci delle domande, di capire i perché della vita. E Dio ridi pure, ma tu hai creato una razza che bene o male ti pensa. Se fossimo stati perfetti e se la nostra vita fosse stata pianificata per bene, non ci sarebbero stati problemi, non avremmo sofferto, non avremmo saputo cosa sia il male e cosa sia il bene, non avremmo pensato a Dio e nemmeno ai perché.

Perciò ridi pure Dio, perché è vero che siamo stupidi, ma siamo solo umani.

 

E perché Dio? Dio c’entra sempre.

Non fare l’intellettuale

Giuro che mi è capitato di avere a che fare con persone che -commentando il mio blog, o semplicemente leggendo quello che ho scritto su qualche social sperduto sul web- mi hanno detto “cogliona ma perché cazzo devi sempre fare l’intellettuale, non c’è una lezione di vita per ogni cazzo di cosa, cazzo”. A parte che c’è sempre una lezione di vita, sia quando sbagliamo sia quando facciamo qualcosa nel modo corretto, attraverso i feedback che riceviamo. Perché sapete, non è che si sbaglia proprio sempre, ci sono anche quelle volte in cui facciamo le cose per bene, e lo dimostrano poi gli effetti positivi che vediamo su di noi e su chi ci circonda. Lo dimostrano le soddisfazioni che abbiamo, quelle soddisfazioni pulite e semplici.

Non scrivo un post per ogni commento negativo che ricevo, anche perché non ce ne sono tantissimi, ma il punto è che tutti i commenti sono fatti da una persona in carne e ossa. Tutti i commenti creano una specie di profilo della persona in questione. Non è mica un computer a insultarmi, è una persona, e una anche poco intelligente. Sinceramente mi da fastidio. Nella vita di tutti i giorni mica tolleriamo le persone maleducate, mica tolleriamo quello che in tram spinge, il commesso che fa lo scocciato, il cliente che prova due mila vestiti e lascia tutto in giro, il compagno di classe che copiava da te e tu prendevi 5 e lui 6, il vicino che ha le sedie di piombo, o qualsiasi altra persona che fa cose fastidiose. Non potremmo mai tollerare l’atteggiamento di queste persone quindi perché dovrei lasciar passare un commento del genere? Quello che l’ha scritto ha un nome, un indirizzo, un numero di telefono, quindi vaffanculo la responsabilità delle cose che dice se la prende.

Ma vabbè, le persone sbagliano. Ma il punto è riconoscerlo, pentirsi, non so. Noi potremmo anche essere in grado di sbagliare di meno, se solo sapessimo assimilare meglio gli input e controllare di più gli output. Sbaglieremmo di meno se ci  prendessimo un po’ di tempo per analizzare i nostri errori, e devo dire che nessuno lo fa, viene vista come una semplice perdita di tempo. Poi però si va dallo psicologo prima o poi per rimediare al danno, peccato che dallo psicologo si fa la stessa cosa, analizzare gli errori. Altrimenti si va sui blog delle persone a scaricare il proprio mal di vivere.

Mi fermo spesso a pensare a voi che mi leggete, e penso che chi si prende il tempo di leggere -bene o male qualsiasi cosa: dal giornale, ai libri, ai blog, alle info sul web- stia intraprendendo o continuando una crescita interiore che lo renderà più solido, fermo, senza tutta questa ansia che la si percepisce nelle persone. E’ un cane che si morde la coda questa società, prima o poi tutti vogliono la stabilità mentale, un equilibrio, un posto in cui sentirsi a casa ma poi nessuno inizia davvero questo percorso. Quindi penso al tizio che mi ha scritto quel commento e mi viene da ridere, perché le persone come lui superficiali con il loro mondo materiale -dove le lezioni di vita non esistono- sono quelle che a 30 entrano in depressione perché non sanno che percorso stiano intraprendendo, o a che punto siano. Mi fa ridere semplicemente, perché certe cose vanno capite al momento giusto, altrimenti non si capiranno mai. E quello lì probabilmente non le capirà mai.

Fortunatamente ho delle persone, a cui tengo molto, che mi aiutano in questa fase. Ma se voi non aveste qualcuno di cui vi fidate, almeno quando leggete qualcosa con cui poi potete fare un confronto non snobbatela. Giusta o sbagliata che sia, è sempre una manciata di pensieri con cui fare un paragone, da cui imparare qualcosa scritto tra le righe magari o semplicemente con cui non essere d’accordo. In questo modo però almeno si prende una posizione. Un sì o un no. Non un boh. Un “non sono d’accordo”, un “sono d’accordo”, un “ma”, un “però”, non un “cogliona, ma perché cazzo devi sempre fare l’intellettuale, non c’è una lezione di vita per ogni cazzo di cosa, cazzo”.

Ebbasta… Fatevi un esame di coscienza, e che cazzo!