Scrivo lettere

Io scrivo ancora delle lettere, manco fossi nel Medioevo, lo so. E poi, questo fatto è in conflitto con un altro: scrivo anche dei post su questo sito. Cos’è? Combatto contro la tecnologia e anche contro il tempo? Manco fossi… il mago di ‘sta ceppa. Il fatto è che io adoro le sbavature dell’inchiostro sul foglio di chi furtivamente doveva scrivere qualcosa di importate per non dimenticarsene. Ma non c’è paragone con la tastiera, che ti permette di non sbagliare (e di non sbavare), di scrivere lo stesso concetto in un quarto del tempo che ci impiegheresti nel scriverlo a mano. Ah, dalla grafia, si capisce molto di una persona, un punto in più per i grafologi. Ma è anche vero che, come vedete, leggere qualcosa scritto al computer, è più facile. Più scorrevole. Ti risparmia minuti, che impiegheresti altrimenti nel decifrare una parola incomprensibile, scritta velocemente, e male, e poi con quella dannata grafia del tipo sono un dottore! Ma, ma… le lettere degli innamorati impregnate di profumo? Quelle sì che sapevano di amore vero, di vita, sapevano di quel profumo lasciato impresso anche nei vestiti della notte precedente. E le poesie? Le mille poesie, scritte a mano, in mezzo a degli scarabocchi, fiorellini, cuoricini? Quelli sì che ci sapevano fare, ci davano dentro di brutto, perché non si vedevano spesso, ma quando si vedevano apprezzavano la presenza dell’altro. Se la godevano, lentamente, come un cioccolatino trovato sotto il letto, quando il frigo è vuoto. Oggigiorno si apprezza che lei ce l’abbia depilata e che lui si sia fatto almeno il bidè. E viceversa, anche. E beh, i messaggi che si scrivono adesso, lasciano quel non so che, quel vuoto che ti rimane, come se avessi pranzato a base di pesce senza una bottiglia d’acqua in tavola. Ok, non farò la melodrammatica, ma porca miseria, perché le cose e le persone cambiano così drasticamente e spesso in peggio?

Eppure dovrei saperlo.

E mi sa che lo so.

E che c’entra Dio?

Non potevo non scrivere qualcosa oggi. Il primo settembre è un giorno particolare per me, impregnato di ricordi, perché oltre a ricordarmi che dove vivevo da piccola era il primo giorno di scuola, afferma l’arrivo dell’autunno. E’ vero, l’autunno vero e proprio deve ancora arrivare, ma io amo queste sue anticipazioni, questi suoi avvertimenti. Le sue promesse sanno di ozono.

L’autunno è qualcosa di magico per me, e anche per Dio, ne sono certa. Perché metto in mezzo Dio? Ecco, la mia religione mi impone, tra virgolette, a pensare a Dio ogni volta che si parla della natura. Ma a dir la verità, la mia religione trova sempre qualche pretesto per mettere in mezzo Dio, e lodarlo, con tanto di preghiere in ginocchio, candele, acqua santa, e via dicendo. Si dice che sia stato lui a creare tutto. Così si dice. Quindi, senza che io esprima i miei pensieri sulla mia religione e su Dio, mi soffermo semplicemente a metterlo in mezzo ai discorsi su cose che non capisco. Non mi sono nemmeno mai fermata per ragionarci su pesantemente ed esprimere tutti i miei dubbi, non ho tempo per questo, e a dirla tutta, non ne sono in grado.

Recentemente ho finito di leggere Il mondo di Sofia. Ho realizzato che le persone non si chiedono chi è Dio, gli danno la colpa e basta. E poi cos’è sta storia che le religioni devono essere sempre in guerra tra loro manco avessero la benedizione di Dio, che nemmeno sanno dire chi è Dio, niente, loro si affidano alla Fede. Ma poi chi è sta Fede? Sarà quella che ha dettato la Bibbia e tutti gli altri libri santi !? Bah. E poi gli atei farebbero bene a non trarre conclusioni affrettate! Fanno più bella figura gli agnostici, mi sa. Beh se c’è una morale nel libro che ho letto è che se prima le persone si ponevano tutte le domande esistenziali senza saper rispondere, le persone a giorno d’oggi non si pongono alcuna domanda, in compenso hanno mille risposte pronte a domande mai fatte, e pensano di sapere tutto!

E che c’entra Dio in questo? Dio c’entra sempre. Che tu, lettore, ci creda alla sua esistenza oppure no.

Amore senza libertà, libertà senza amore

Prima ci si amava, come si ama una cosa che è tua per sempre. Se andiamo un attimo indietro nel tempo, lì possiamo trovare la risposta del perché oggi l’amore, o meglio, le relazioni, sono così finte, superficiali e propense a  finire ancor prima di capire qual’è quel vero sentimento chiamato amore, impregnato di voler bene sincero. Andando indietro nel tempo troviamo fotogrammi dei nostri nonni, e ancor prima, dei nostri bisnonni, che hanno vissuto sì la guerra ma che conoscevano meglio di noi l’amore. Forse. I nostri nonni si sono amati per una vita intera, senza mai tradire, avendo accanto una persona presente sempre: sia nei momenti più bui, che quelli in cui ci si trovava la sera, davanti al falò a bere, a cantare, a ballare.

Prima la parola libertà forse era una cosa che nessuno si azzardava a sognare per quanto era irraggiungibile, e nemmeno si pretendeva chissà che, perché non c’era la possibilità di fare niente, e nemmeno di pensare a qualcosa. Dovevi fare il tuo lavoro: quello di sopravvivere. A tutto. Alla fame, alla guerra. Alla vita, a tutto. E penso che dato che, i nostri nonni hanno avuto il coraggio di andare avanti il motivo sia stato solo e soltanto i sogni e la speranza che l’amore gli procuravano, a quelli che ancora amavano la vita nonostante tutte le difficoltà, a quelli che non bestemmiavano Dio per la misera vita che vivevano (anzi), perché non si azzardavano nemmeno a criticare qualcosa di cui non sapevano assolutamente nulla. Prima mancava la libertà, ma c’era tanto amore. Tanta speranza, amore e fede. Le persone si rispettavano a vicenda perché rispettavano Dio. E poi c’era l’amore, il voler bene che legava tutti facendo sì che nessuno fosse abbandonato a se stesso.

Ora cosa abbiamo? Abbiamo la libertà, ma l’amore dov’è? E lasciamo perdere la società e la crisi che ora sta colpendo tutti, la libertà ce l’abbiamo tutti: la libertà di pensare, di scegliere, di capire. Persino ora, in questi momenti dominati dalla paura, e dalla rabbia, del non sapere cosa ci preserva il futuro, abbiamo la capacità e la libertà di scegliere cosa fare della nostra vita, del nostro futuro. Ce l’abbiamo, non è vero che non ce l’abbiamo. Quello che non abbiamo è il coraggio di fare un sacco di cose, di prendere una decisione importante perché probabilmente, siamo terrorizzati dalle conseguenze che possono sopraggiungere. Ora il mondo cerca di sopravvivere tra i falsi rapporti: di amicizia, amore, di lavoro e quant’altro. In realtà ognuno pensa a se stesso. Quindi cos’è questa libertà… quella di essere egocentricamente egoisti? E l’amore? L’amore dov’è?