Finisce che mi dimentico

Tante cose da dire, da fare, tante liste con priorità, persone da chiamare, cucinare in tempo per cena, comprare quella nuova maglietta super fica vista nel mio negozio preferito, essere sempre disponibile, comprensibile, a volte zitta, altre volte magari loquace per sopravvivere agli imbarazzanti silenzi… ebbene, mi dimentico di fare questo e altro. Eppure io mi impegno, cioè, se ne vale la pena mi impegno seriamente.

Il fatto è che mi sembra, alle volte, che tutto quello che facciamo non ha senso, o meglio, che è insufficiente l’ambizione che abbiamo nel raggiungere degli obbiettivi… spesso sconfitti dalla rassegnazione a causa di un’autostima bassa o di ostacoli che troviamo sparsi qua e là, manco fossero piovuti dal cielo!

Mi viene in mente l’esempio di una mia passione: scrivere. Spesso ho una bellissima trama nella testa, ma mi dimentico anche di queste storie sotto forma di pensieri, perché al loro posto arriva presto qualcos’altro. Cosa esattamente non so. Sembra che qualcuno mi dica Lascia stare le storie, hai qualcos’altro di meglio da fare! o peggio ci sono momenti in cui mi invade un’aria densa e sporca che sa di pigrizia, e io la respiro come fosse inquinamento… senza accorgermene, e… finisce che mi dimentico.

Mi dimentico di ricordarmi tutte quelle cose che in teoria uno deve puntualmente fare, finisce che le faccio in ordine sparso, sempre se c’è mai stato un ordine preciso per fare le cose. Comunque sia, non è affatto facile convivere con l’idea che siamo esseri umani (qualcosa di più degli animali in teoria, e che quindi dovremmo fare qualcosa di più in questa vita che rispondere ai semplici bisogni che il nostro corpo ci chiede, o dare precedenza all’istinto animale che c’è in ognuno di noi) e che, dovremmo essere qualcosa di più, fare qualcosa di più, ogni giorno che passa con intensità e voglia di vivere. Usare la ragione, quindi pensare, riflettere… ma raramente qualcuno si ricorda di fare queste cose.

“Come sei originale, guarda!” E’ vero questi discorsi sembrano ripetitivi, ma il ragionamento è mio, quindi potrei chiamarlo originale ma il fatto è che non lo sono. Nessuno è originale. Come potremmo esserlo?Siamo solo di passaggio, e questo passaggio è brevissimo per quanto sia difficile capirlo. Quelle persone che buttano il “loro” tempo a destra e a manca, sorse non sono nemmeno arrivati a capire qual’è sto senso della vita.

Nessuno che si chiede qualcosa di più delle solite cose, e forse potremmo anche dare la colpa alla società, all’ambiente in cui viviamo, per come ci ha ridotti a ragionare sulle cose, sulle semplici cose, o anche su quelle un po’ più complesse. Ma che diamine! nessuno è in grado di capire che siamo noi quelli che cambiano l’ambiente che ci circonda e non il contrario. Dio mio, se succedesse non saremmo esseri umani.

E’ difficile fare a pugni con la verità, con la realtà, con quello che, adesso, siamo no? E’ difficile perché alla fine noi esseri umani oltre che ad essere stupidi (perché non sapremo mai abbastanza per considerarci intelligenti), egoisti e superficiali… siamo anche incoscienti. Molto incoscienti. E dovremmo ricordare di apprezzare il valore della vita con rispetto per tutto ciò che ci circonda perché non siamo niente in questo infinito tutto.

E io, e tutti noi, ci scontriamo con questa verità: non solo non sappiamo rispondere seriamente e senza superficialità alle domande Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando? ma non ci prendiamo nemmeno la sbriga di farlo.

“Come è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza, e ho rovinato la tua.”

Dino Buzzati ce lo insegna. Ci fa riflettere, ci fa ricordare, ci mette a nostro agio. Quante volte ci capita di sentirci capiti da frasi, che come questa, galleggiano sul sito mentre noi navigando, siamo pronti a pescarle, spesso involontariamente. La frase di Buzzati: la conclusione della storia, la riflessione sulla vita;  la stessa frase che ronza nella nostra testa, ma sotto forme diverse, meno profonde, quando diciamo ad esempio “Che vita di merda!” oppure “Com’è strana la vita!” insomma la parola vita in tutte le frasi preceduta da un commento negativo, da una parola brutta, come sbagliato, dannare, rovinato.

Quando non raggiungiamo un obiettivo, o quando semplicemente non è andata come ce lo aspettavamo, ecco che subentra la parola sbagliato che ci fa dannare e rovina quell’integrità morale che definisce la persona che siamo. E poi si parla di speranza, di “…e se” e di “…ma forse” e così via, parole che servono semplicemente per auto biasimarci perché abbiamo fatto delle caz… Noi siamo così, dopo aver sbagliato tendiamo a considerare un altro finale, insomma quello che il film non ha avuto, ma che noi avremmo voluto che avesse avuto.

Facciamo danni, a danno di altre persone oltre che a noi, perché siamo socievoli e gentili, regaliamo i nostri guai a tutti, li spargiamo in giro per la strada, li mascheriamo dentro le caramelle ad Halloween, dentro i regali sotto l’albero di Natale, dentro le uova di cioccolato… voglio dire, dietro a tutte queste cose c’è un sorriso ma per ogni sorriso c’è un problema che momentaneamente si nasconde; e li trova i posti per nascondersi, trova sempre i posti più intelligenti, ovvero quelli dietro alle cose belle, perché nessuno li cercherebbe là, nessuno cercherebbe le cose brutte dietro a quelle belle. Sono intelligenti i problemi, però li creiamo noi e quindi che diamine, noi dovremmo essere più intelligenti di loro; dovremmo quindi, saperli anche risolvere dato che abbiamo saputo crearli.

“Com’è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza e a rovinare la tua.”

Quand’è che questa frase porta al delirio finché  un uomo perde la condizione del tempo, del fatto che è suo, e che può farci quello che vuole; quand’è che un uomo dimentica il significato della parola uomo? Perché dimentica i suoi sinonimi? Quand’è che il delirio sopprime il pensiero, la ragione, i sentimenti? Perché un uomo deve suicidarsi? Perché deve uccidere? Dove sta la ragione, il potere di pensare, la conoscenza oltre che alla cultura? Dove sta la memoria, fatta di cose belle, dove sono i ricordi piacevoli? Non ho mai sentito il Mondo così estraneo come ora. Sento che piccoli frammenti si stanno disintegrando nell’Universo, sento che le nostre anime si perdono nella paura, nell’insicurezza, e le nostri menti nella pazzia, nella stupidità, nel nulla.

Come è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza, e ho rovinato la tua.

Dino Buzzati ce lo insegna. Ci fa riflettere, ci fa ricordare, ci mette a nostro agio. Quante volte ci capita di sentirci capiti da frasi, che come questa, galleggiano sul sito mentre noi navigando, siamo pronti a pescarle, spesso involontariamente. La frase di Buzzati: la conclusione della storia, la riflessione sulla vita;  la stessa frase che ronza nella nostra testa, ma sotto forme diverse, meno profonde, quando diciamo ad esempio “Che vita di merda!” oppure “Com’è strana la vita!” insomma la parola vita in tutte le frasi preceduta da un commento negativo, da una parola brutta, come sbagliato, dannare, rovinato.

Quando non raggiungiamo un obiettivo, o quando semplicemente non è andata come ce lo aspettavamo, ecco che subentra la parola sbagliato che ci fa dannare e rovina quell’integrità morale che definisce la persona che siamo. E poi si parla di speranza, di “…e se” e di “…ma forse” e così via, parole che servono semplicemente per auto biasimarci perché abbiamo fatto delle caz… Noi siamo così, dopo aver sbagliato tendiamo a considerare un altro finale, insomma quello che il film non ha avuto, ma che noi avremmo voluto che avesse avuto.

Facciamo danni, a danno di altre persone oltre che a noi, perché siamo socievoli e gentili, regaliamo i nostri guai a tutti, li spargiamo in giro per la strada, li mascheriamo dentro le caramelle ad Halloween, dentro i regali sotto l’albero di Natale, dentro le uova di cioccolato… voglio dire, dietro a tutte queste cose c’è un sorriso ma per ogni sorriso c’è un problema che momentaneamente si nasconde; e li trova i posti per nascondersi, trova sempre i posti più intelligenti, ovvero quelli dietro alle cose belle, perché nessuno li cercherebbe là, nessuno cercherebbe le cose brutte dietro a quelle belle. Sono intelligenti i problemi, però li creiamo noi e quindi che diamine, noi dovremmo essere più intelligenti di loro; dovremmo quindi, saperli anche risolvere dato che abbiamo saputo crearli.

Com’è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza e a rovinare la tua. 

Quand’è che questa frase porta al delirio finché  un uomo perde la condizione del tempo, del fatto che è suo, e che può farci quello che vuole; quand’è che un uomo dimentica il significato della parola uomo? Perché dimentica i suoi sinonimi? Quand’è che il delirio sopprime il pensiero, la ragione, i sentimenti? Perché un uomo deve suicidarsi? Perché deve uccidere? Dove sta la ragione, il potere di pensare, la conoscenza oltre che alla cultura? Dove sta la memoria, fatta di cose belle, dove sono i ricordi piacevoli? Non ho mai sentito il Mondo così estraneo come ora. Sento che piccoli frammenti si stanno disintegrando nell’Universo, sento che le nostre anime si perdono nella paura, nell’insicurezza, e le nostri menti nella pazzia, nella stupidità, nel nulla.