Vari modi per sopravvivere

Io non scrivo certo commedie, probabilmente se ti fermi a leggere anche poche righe su questo sito, pensi che io sia una ragazza depressa, perennemente triste e propensa al suicidio. Invece, rullo di tamburi, non è così. Scrivo forse per egoismo. Rileggo quello che ho scritto mille volte. E quando lo faccio dopo tanto tempo, mi stupisco pure di quello che poteva provare una ragazza di soli 17 anni, mi stupisco di come sono stata capace ad affrontare certi periodi della mia vita. C’è chi se la prende con le pile di libri, con le porte, con i bicchieri di vetro per il vino (quelli grandi che mi piacciono tanto), con le scrivanie, c’è chi sferra pugni violenti anche sui muri di cemento… perché in quel momento non senti nemmeno dolore. E’ da provare, decisamente. L’adrenalina ti annebbia la vista, ti rende immune al dolore, ti lascia un sapore strano in bocca, che spesso e volentieri cerchi a tutti i costi di mandare via con una Heineken oppure una Marlboro, oppure entrambe le cose. Alcune persone si sfogano sferrando anche calci, alla prima cosa che gli capita davanti, altre urlano in faccia a tutti. A volte, mi capita di voler piangere dal nervoso, comincio a tremare, ma mi tengo tutto dentro con un’abilità che ho ereditato forse da qualcuno. Perché se ci penso è difficile. Non ce la farei se ci penso adesso. Eppure ce l’ho fatta un sacco di volte. Nascondo certi miei sentimenti. Non sono falsa con le persone. Ma con me stessa per quanto riguarda le emozioni. E’ difficile mantenere la calma (in pubblico) senza far pesare i propri problemi agli altri e cercare di sorridere, perché alla gente piacciono le persone che non hanno mai problemi e che sorridono sempre. Beh, non è che a me freghi molto della gente. Ma la gente sono anche io. Quindi a me non piace vedere qualcuno che urla, sbatte oggetti, guarda male tutti e piange, quando magari per me quella giornata già sta andando bene a fatica. Quindi penso che sia questione di rispetto, siamo egoisti, ma almeno rispettosi.

Un’altro modo per affrontare situazioni inaffrontabili può essere quello di piangere fino allo sfinimento, in quel momento ti senti un po’ stupido, i maschi si sentono femminucce, le femmine non hanno le palle, ma ti sfoghi tantissimo e il giorno dopo quasi non riesci a versare una lacrima anche volendo, nonostante qualcosa/qualcuno ti abbia procurato un male atroce. Questo dipende da quanto sia drammatica la situazione oppure da quante ore in bianco hai passato buttando via centinaia di fazzoletti, la notte precedente. Se piangi come un dannato, il giorno dopo sei immune, forse un po’ triste, ma se la questione è più o meno chiusa, devi solo aspettare che il tempo te la faccia solo scordare. Da provare anche questo.

Oltre a dare pugni alle scrivanie, mi riesce bene scrivere. Le cose che scrivo sono frutto di esperienze, e lo faccio forse per me stessa, il perché io li pubblichi poi questi testi, non saprei. Scrivo anche su carta. Ma scrivendoli e pubblicandoli su internet ho modo di sfogarmi indirettamente con qualcuno. Quindi questo faccio. Mi sfogo quando sono a casa. Quando esco reagisco in un’altra maniera. E’ una specie di fase due. Rido, sto bene con gli amici, e dimentico tutto quello che ho passato nelle ultime 5 ore, lo dimentico sul serio. Perché in quel momento do più importanza a un sorriso, a una risata, a tutti quegli atteggiamenti che mi fanno stare bene durante la giornata. Vivere e sopravvivere. A volte questi due verbi coincidono perfettamente. Si sovrappongono.

E’ interessante poi, il fatto che molte persone non vogliano affrontare questi discorsi, disprezzando a volte chi lo fa perché è una cosa da depressi, secondo loro. Anche se io preferisco usare l’espressione ‘incazzati neri ma dannatamente fragili‘. Tutti prima o poi ci passano, e certo non è la scoperta del fuoco che nella vita si soffre. Ci si incazza. Si soffre. Ma più che altro ci si incazza spesso. E’ questo il punto. Devi saper reagire. Quindi non affrontando la cosa ti ritrovi a tenerti tutto dentro, per poi diventare una specie di futuro assassino, o serial-killer, o comunque una brutta persona che fa cose brutte perché al posto del sangue gli scorre nelle vene la voglia di vendetta, quella specie di vendetta non indirizzata a qualcuno in particolare, quella contro il mondo intero. Piangi oggi, una persona viva domani. E non è da sottovalutare questo fatto. La maggior parte degli assassini probabilmente non sanno nemmeno perché uccidono. E’ rabbia repressa. Nel vero senso della parola.

Ci sono vari modi di sopravvivere alle delusioni, o generalmente parlando, alle sofferenze, della vita. Cominciando con quelli elencati sopra.

Louis

I suoi pensieri sono talmente tanti da riempire completamente il bilocale, un appartamento poco arredato che condivide con il suo cane Louis. A volte c’è anche Nataniel, o meglio il suo fantasma, che spesso viene a trovare la sua cara amica. Ora Michelle, ogni volta che esce di casa, sta attenta ai semafori quando attraversa la strada e da poca confidenza agli sconosciuti. Uno sguardo sfuggente perfino a quelli che le chiedono indicazioni stradali, che distribuiscono quotidiani gratuiti o che le chiedono l’ora; domande seguite dall’assenza di una risposta. Tutto questo viene generato dalla paura, che ormai ce l’ha impressa nella pelle e sui vestiti. «Mi scusi signorina, sa che ore…….?» ma Elle tira avanti senza distogliere lo sguardo da quel marciapiede grigio topo.

Ogni tanto Nataniel andava a trovare la sua migliore amica e Louis di mattina presto, con un regalo che chiunque vorrebbe ricevere: un sorriso che ti metteva di buon umore. Aveva la copia delle chiavi che aveva ricevuto da Elle, così ogni mattina entrava pian piano per non far rumore e dopo essersi tolgo il giubbotto e le scarpe andava a fare il caffè in cucina. Louis intanto, dopo aver azzannato la scarpa di Nate, entrava nella stanza della padrona e la svegliava, indifferente ai suoi lamenti. «Louis… Louis no, vai via.» Amava quel cane però. «Louis, le lenzuola, dannazione!» Si alzava. Le lenzuola bianche per terra con la scarpa di Nate sopra. Era arrivato il suo migliore amico, come tutte le altre mattine. Elle si chiedeva sempre come mai Louis faceva tutto quel casino solo quando arrivava il suo migliore amico. 

Nella casa c’era un odore di caffè, profumo per ambiente e nostalgia, che si mischiava all’aria fresca primaverile. Senza quasi nemmeno riuscire a ricordare il volto di Nate mentre le diceva che era la persona più importante della sua vita, si rese conto che la cosa era reciproca, ma che non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo prima che un maledetto veicolo se lo portasse via. Peggio ancora, lei era sopravvissuta all’incidente e lui no. Lui era morto, ucciso dal destino e lei moriva ogni giorno convivendo con i ricordi. 

Ogni volta che, per sbaglio, il suo sguardo cadeva su una delle fotografie di Nate cominciava a sudare freddo, e illudendosi di scostare la paura di dosso si faceva delle docce bollenti, oppure cercava di annegarla nel whisky. Spesso e volentieri sceglieva entrambe le cose. Usciva dalla doccia, e dirigendosi nella sua camera da letto, cominciava a tremare, di freddo e di paura. Immaginava così intensamente la presenza di Nate che quasi riusciva a sentire il calore della sua pelle e il suo profumo.

Dopo aver finito la bottiglia di Jack e dato da mangiare al cane, si buttò sul divano e cominciò a fissare il soffitto. Pensò che niente e nessuno riuscirà mai ad aiutarla a dimenticare. «Dimenticare. Una cosa troppo difficile per noi esseri umani, una cosa che non ci appartiene, e mai ci apparterrà. Siamo delle macchine conserva-ricordi collegati alle rispettive emozioni, tutto qui. E non c’è niente che possiamo fare…»

E mentre si immergeva di nuovo nel suo tragico passato, Louis attirò la sua attenzione, impedendole di partire per un viaggio fin troppo pericoloso, di nuovo. Si avvicinò a lei scodinzolando, con in bocca la scarpa di Nate. E lei si lasciò scappare un sorriso. 

Neanche nei sogni

Ricordo ancora che la loro storia è nata prima ancora che loro se ne rendessero conto. Di solito, capisci che la cosa più bella è quella sensazione si sapere di essere ancora agli inizi. Come un desiderio appena espresso che si fa il suo corto e veloce viaggio, insieme alla monetina, nella fontana. O la stessa sensazione che si prova leggendo il bigliettino trovato nei cioccolatini baci Perugina. Ti rendi conto di sentirti indistruttibile, a volte, grazie a quelle poche persone che ti regalano emozioni nuove di zecca. Indistruttibile, a volte, come l’amore che provi per una persona… solo che, non lo sai ancora quanto sia forte e da quanto tempo stia dominando il tuo stomaco.

Ricordo che lei era felice con lui, prima che lui spazzasse tutte le promesse che nascevano nel loro piccolo, ma confortevole, appartamento. Non aveva nemmeno tempo per rendersi conto delle telefonate alle 2:00 di notte, di quell’espressione disinvolta che aveva ogni volta che lei gli parlava della vacanza che avrebbero dovuto fare a Roma, né dei profumi impressi sulle sue camicie… uno diverso ogni settimana: Chanel, D&G, Dior, Bulgari, CK.

Ricordo però, l’esatto momento in cui lei si rese conto della scomparsa di suo marito dalla sua vita, pur restando ancora insieme, condividendo la stessa camera da letto e la fatica di comprendersi a vicenda. E dal giorno in cui si rese conto di essersi comportata da persona (più che stupida) incosciente, cominciò a fare sempre lo stesso sogno. Sembrava ripetersi all’infinito.

Il posto in cui si trova improvvisamente è sconosciuto a lei, mai registrato nella sua memoria, e inesistente nella realtà secondo le leggi della fisica. Lei indossa l’abito da sposa, un sorriso stampato in faccia come nel primo giorno del suo matrimonio, mentre suo marito si avvicina sempre di più a lei, indossando un vestito vecchio e sporco, che odora fastidiosamente di vergogna, tradimento, disapprovazione… ma soprattutto di odio. Una volta che arriva ad una distanza di circa 1 metro da sua moglie, la fissa negli occhi, con uno sguardo dolce anche se triste. Dopodiché la spinge in un burrone e lei, guardando il viso di suo marito rigato ormai dalle lacrime continua a cadere senza riuscire a toccare mai il fondo… con quella sensazione di brividi e ansia che si prova sulle montagne russe. 

Ogni volta che si svegliava, sudata e con il fiatone, si girava verso suo marito che dormiva beato, stringendola a sé con il braccio destro. Lui la tradiva, ma la amava. Allora pensava che, in un certo senso, quel burrone rappresentava il proprio amore per lui: una caduta libera verso una fine che non c’è… neanche nei sogni.