Scrivo lettere

Io scrivo ancora delle lettere, manco fossi nel Medioevo, lo so. E poi, questo fatto è in conflitto con un altro: scrivo anche dei post su questo sito. Cos’è? Combatto contro la tecnologia e anche contro il tempo? Manco fossi… il mago di ‘sta ceppa. Il fatto è che io adoro le sbavature dell’inchiostro sul foglio di chi furtivamente doveva scrivere qualcosa di importate per non dimenticarsene. Ma non c’è paragone con la tastiera, che ti permette di non sbagliare (e di non sbavare), di scrivere lo stesso concetto in un quarto del tempo che ci impiegheresti nel scriverlo a mano. Ah, dalla grafia, si capisce molto di una persona, un punto in più per i grafologi. Ma è anche vero che, come vedete, leggere qualcosa scritto al computer, è più facile. Più scorrevole. Ti risparmia minuti, che impiegheresti altrimenti nel decifrare una parola incomprensibile, scritta velocemente, e male, e poi con quella dannata grafia del tipo sono un dottore! Ma, ma… le lettere degli innamorati impregnate di profumo? Quelle sì che sapevano di amore vero, di vita, sapevano di quel profumo lasciato impresso anche nei vestiti della notte precedente. E le poesie? Le mille poesie, scritte a mano, in mezzo a degli scarabocchi, fiorellini, cuoricini? Quelli sì che ci sapevano fare, ci davano dentro di brutto, perché non si vedevano spesso, ma quando si vedevano apprezzavano la presenza dell’altro. Se la godevano, lentamente, come un cioccolatino trovato sotto il letto, quando il frigo è vuoto. Oggigiorno si apprezza che lei ce l’abbia depilata e che lui si sia fatto almeno il bidè. E viceversa, anche. E beh, i messaggi che si scrivono adesso, lasciano quel non so che, quel vuoto che ti rimane, come se avessi pranzato a base di pesce senza una bottiglia d’acqua in tavola. Ok, non farò la melodrammatica, ma porca miseria, perché le cose e le persone cambiano così drasticamente e spesso in peggio?

Eppure dovrei saperlo.

E mi sa che lo so.

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