Ah cuore, cuore

Non dirmi che è fatto bene. Probabilmente ti darei torto a voce, ma è dentro che ci ho fatto pace. Continuo a mettermi in discussione, e quell’isterico del mio cuore se la ride quando mi arrendo. Cosa cambia, mi sussurra. Cosa importa, mi sgrida. Cosa vuoi, mi provoca.

Ah, cuore, cuore.

Cos’ho fatto?

E quindi il desiderio è la manifestazione della propria infelicità, oppure è un capolavoro? Ora so come bloccare il pensiero che altera i fatti e le percezioni, colpevole da poter corrompere con il profumo giusto, al momento giusto. Così inciampa sul filo invisibile mentre i fatti ora, giuro che non li ho ingigantiti perché li vedo solo io, sono della giusta dimensione.

Leggo della meccanica e mi esalto con i numeri, illusa di poter spiegare perché io e te nello stesso momento abbiamo pensato la stessa cosa. L’inspiegabile intorpidisce il mio cuore e sono tutta in vena di essere felice perché quando non ci sono chiavi e serrature, mi sento più tranquilla. Cuore, non c’è niente da svelare, oggi. Tu continui a battere per me ed è come se qualcuno stesse bussando in continuazione.

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E io ti rispondo ancora

Era insopportabile il tuo corpo compresso nell’angolo. Come se dovessi dare spiegazioni a te stesso più che parlare con me. Quindi lo sguardo altrove, come quando uno guida e l’altro guarda fuori dal finestrino.

Ogni tanto mi guardavi, a volte sorridevi, ma solo se io te lo permettevo. Altrimenti ritornavi nella posizione neutrale precedente. Una scena completamente priva di senso.

Era insopportabile tanto quanto il mio corpo che imitava il tuo, solo per poter dire “so cosa stavo facendo”; e lo facevo perché altrimenti sarei uscita all’improvviso senza dare alcuna spiegazione o girarmi per guardarti andare via.

Non ho mai dato spiegazioni. A te le avrei date, ma probabilmente mi sarei pentita subito dopo, per cui nel dubbio ho preferito non dire niente. Tra un senso di imbarazzo, insicurezza, rabbia e forse anche noia.

È successo qualcosa nel frattempo? Oppure gli eventi procedevano sempre nello stesso modo ed ero io a dargli un significato di rinascita, riscoperta e resa?

So che era tutto nella mia testa. Ma so anche che nella mia testa c’eri tu. La tua faccia, il tuo corpo, la tua voce, e c’erano i movimenti del tuo corpo, le vibrazioni e il volume della tua voce che cambiavano continuamente in base a quello che volevi dirmi. E c’erano le tue parole, le tue domande, le tue rassicurazioni. I tuoi “ti voglio bene” campati per aria. Questo c’era nella mia testa, c’eri tu; come poteva tutto questo essere frutto della mia fantasia?

L’unico tormento che ti concedo è che alla fine sei stato te stesso e anche io. Forse dopo è successo qualcosa, forse dopo è stato messo tutto in discussione. Dovevamo solo dare retta a noi stessi, invece probabilmente uno dei due ha dato retta a qualcos’altro.

Alla fine è stato tutto più semplice di quanto pensassi. Abbiamo condiviso un’attesa. Mentre tu attendevi altro. Mentre io attendevo qualcosa.

“Ti scrivo.”

“E io ti rispondo. “

“E io ti rispondo ancora.”