Ah cuore, cuore

Non dirmi che è fatto bene. Probabilmente ti darei torto a voce, ma è dentro che ci ho fatto pace. Continuo a mettermi in discussione, e quell’isterico del mio cuore se la ride quando mi arrendo. Cosa cambia, mi sussurra. Cosa importa, mi sgrida. Cosa vuoi, mi provoca.

Ah, cuore, cuore.

Cos’ho fatto?

E quindi il desiderio è la manifestazione della propria infelicità, oppure è un capolavoro? Ora so come bloccare il pensiero che altera i fatti e le percezioni, colpevole da poter corrompere con il profumo giusto, al momento giusto. Così inciampa sul filo invisibile mentre i fatti ora, giuro che non li ho ingigantiti perché li vedo solo io, sono della giusta dimensione.

Leggo della meccanica e mi esalto con i numeri, illusa di poter spiegare perché io e te nello stesso momento abbiamo pensato la stessa cosa. L’inspiegabile intorpidisce il mio cuore e sono tutta in vena di essere felice perché quando non ci sono chiavi e serrature, mi sento più tranquilla. Cuore, non c’è niente da svelare, oggi. Tu continui a battere per me ed è come se qualcuno stesse bussando in continuazione.

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Affermazione provocatoria

Affermazione provocatoria: se si annoia a fare sesso con te probabilmente è perché non sei virtuale. Allora magari sarebbe interessante rispondere a queste domande.

  1. Lo trovi impulsivo, si impegna sconsideratamente in attività senza badare alle conseguenze?
  2. Lo trovi compulsivo, si fissa o si concentra nei riguardi di determinati oggetti o comportamenti, e deve averli per forza, non importa a quale prezzo?
  3. Lo trovi emotivamente labile, ed ha sbalzi d’umore improvvisi e imprevedibili?
  4. Dimostra scarsa capacità di giudizio?

Se è tutto sì, sì, sì, sì forse dovresti leggere questo articolo.

Pornografia, masturbazione e dopamina: le droghe che distruggono il cervello

Questo era per introdurre un argomento su cui ho una posizione ben precisa, e difficilmente affermazioni tipo “libertà di espressione sessuale” riescono a farmi cambiare idea. Perché quando parlate di libertà e di droga come se fossero sinonimi, nonostante poeticamente suoni molto bene, scientificamente probabilmente un po’ meno.

Cerchiamo di capire queste quattro cose.

“La pornografia e la masturbazione compulsiva conducono cronicamente alla dipendenza dalla dopamina, neurotrasmettitore prodotto dal nostro organismo quando proviamo piacere sessuale.”

Cosa vuol dire compulsivo? “In psichiatria, di impulso, comportamento, atto e sim., che viene eseguito da un soggetto in modo macchinale e infrenabile.”

Cosa vuol dire infrenabile? Che non si può frenare.

“Il masturbatore cronico ottiene talmente tanta dopamina tramite la pornografia che arriva un momento in cui non si sentirà più attratto dalle donne “reali” perché il sesso “vero” gli darà meno dopamina della masturbazione con video porno.”

“Poiché avviene una desensibilizzazione dei circuiti di ricompensa, stimoli più forti e ancora più forti sono necessari per aumentare le dosi di dopamina. Nella dipendenza da pornografia, immagini sempre più scioccanti sono necessarie per stimolare la persona.”

E quindi arriviamo al danno del lobo frontale che l’articolo spiega come una sorta di “usura delle pastiglie dei freni.”

“Un effetto collaterale frequente è che si riduce drasticamente la capacità di amare. Il lato sessuale diventa in un certo senso disumanizzato. Molti sviluppano “un ego straniero” (o lato oscuro), il cui nucleo è una lussuria antisociale priva della maggior parte dei valori. Nel frattempo, l’aumento di masturbazione ottenuto mediante il consumo di pornografia diventa più invadente nelle relazioni della vita reale. Il processo di condizionamento masturbatorio è inesorabile e non regredisce spontaneamente, anzi tende a peggiorare, come tutte le dipendenze, finché il circolo vizioso non viene ad essere spezzato. Questo quasi sempre porta alla disarmonia di coppia e coniugale, a volte il divorzio e – nei casi più gravi – a comportamenti illegali”.

Quindi basta? Non si ama più perché qualcuno vi vende un po’ di dopamina? Penso che siamo entrati in una fase critica per le relazioni affettive. Crisi, dubbi e incertezze ci sono sempre state, ora sono terribilmente amplificate. L’uomo si è allontanato prima dalla natura, ora si sta allontanando dai suoi simili, più o meno evoluti.

La parola chiave è “desensibilizzazione”. Gli uomini si masturbano da soli nel loro spazio privato mentre la “compagna” è nell’altra stanza, a cercare un piano di fuga, e lo chiama “emancipazione” per distrazione.

Sveglia. E’ ora di provare piacere nel mondo reale con una donna reale, perché altrimenti diventate individui egoisti desensibilizzati con il lobo frontale danneggiato. E io non ho voglia di camminare per strada vicino a elementi del genere.

Non è un discorso di diventare dementi per ritrovare la bellezza, con il tempo, di toccare un corpo vero. Da slow food a slow sex. Non vi spaventa questa regressione? Non vi preoccupa? Perché magari dementi si diventa veramente, ma non so se ci sarà più qualcosa di bello da (ri)scoprire.

E io ti rispondo ancora

Era insopportabile il tuo corpo compresso nell’angolo. Come se dovessi dare spiegazioni a te stesso più che parlare con me. Quindi lo sguardo altrove, come quando uno guida e l’altro guarda fuori dal finestrino.

Ogni tanto mi guardavi, a volte sorridevi, ma solo se io te lo permettevo. Altrimenti ritornavi nella posizione neutrale precedente. Una scena completamente priva di senso.

Era insopportabile tanto quanto il mio corpo che imitava il tuo, solo per poter dire “so cosa stavo facendo”; e lo facevo perché altrimenti sarei uscita all’improvviso senza dare alcuna spiegazione o girarmi per guardarti andare via.

Non ho mai dato spiegazioni. A te le avrei date, ma probabilmente mi sarei pentita subito dopo, per cui nel dubbio ho preferito non dire niente. Tra un senso di imbarazzo, insicurezza, rabbia e forse anche noia.

È successo qualcosa nel frattempo? Oppure gli eventi procedevano sempre nello stesso modo ed ero io a dargli un significato di rinascita, riscoperta e resa?

So che era tutto nella mia testa. Ma so anche che nella mia testa c’eri tu. La tua faccia, il tuo corpo, la tua voce, e c’erano i movimenti del tuo corpo, le vibrazioni e il volume della tua voce che cambiavano continuamente in base a quello che volevi dirmi. E c’erano le tue parole, le tue domande, le tue rassicurazioni. I tuoi “ti voglio bene” campati per aria. Questo c’era nella mia testa, c’eri tu; come poteva tutto questo essere frutto della mia fantasia?

L’unico tormento che ti concedo è che alla fine sei stato te stesso e anche io. Forse dopo è successo qualcosa, forse dopo è stato messo tutto in discussione. Dovevamo solo dare retta a noi stessi, invece probabilmente uno dei due ha dato retta a qualcos’altro.

Alla fine è stato tutto più semplice di quanto pensassi. Abbiamo condiviso un’attesa. Mentre tu attendevi altro. Mentre io attendevo qualcosa.

“Ti scrivo.”

“E io ti rispondo. “

“E io ti rispondo ancora.”