E io ti rispondo ancora

Era insopportabile il tuo corpo compresso nell’angolo. Come se dovessi dare spiegazioni a te stesso più che parlare con me. Quindi lo sguardo altrove, come quando uno guida e l’altro guarda fuori dal finestrino. Ogni tanto mi guardavi, a volte sorridevi, ma solo se io te lo permettevo. Altrimenti ritornavi nella posizione neutrale precedente. Una

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Ma tanto

Non parlavi. Per capire cosa pensavi o volevi dire dovevo guardarti negli occhi, studiare i lineamenti del tuo volto e come questo si arrende al mio sguardo. Quando non potevo guardarti, dovevo ascoltare. Indovinare il battito del tuo cuore, immaginare la tua camminata, il tuo sguardo, la postura. Riuscivo a vedere cosa i tuoi occhi

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Guardami, sai tutto

Continuava a ripetere “di te non so niente”, “non ti conosco”, “non mi dici nulla” eppure viveva di me, viveva con me, mi ascoltava, mi guardava, mi respirava. Sapeva come mangiavo, cosa, quanto leggevo, cosa mi infastidiva, quando ridevo e perché piangevo. Gli raccontavo dei miei progetti, delle mie passioni, degli hobby. Toccava il mio

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