Cosa mi tormenta

Torneremo indietro. Come i pentiti e gli scappati di casa. Torneremo con gli occhi bassi e lucidi e pesanti, ma non per una sconfitta, per resa, e non per vergogna, ma perché si soffre già da troppo tempo.

Troveremo la soluzione in un pantalone senza tasche e in una gonna senza orlo. Nelle labbra socchiuse, nel profumo della pelle.

Capiremo che bisogna andare nel profondo. Lotteremo contro ogni violenza, ma non per ostentare quello e quell’altro. L’intimità sarà la nostra arma, qualità, segreto e la sua ricerca nelle vite di quelli e quegli altri sarà il nostro solido senso di amare, rispettare e godere.

Abbiamo perso qualcosa di importante. Non sappiamo più amare, baciare, toccare, fare l’amore, rispettare. Non siamo più esseri umani. Io non so che cosa siamo. Io non so cosa stiamo facendo.

Annunci

Entrare?

Qualcuno ci è entrato davvero, qualcuno invece no. Non vuole. Non ne vuole sapere, non c’è tempo. Devo proprio? Qualcuno invece si pone domande, e io dico che qui, non si fa altro. Sì, di punteggiatura, sintassi, regole e quant’altro se ne può discutere e del fatto che qui, ci sono cose da mettere a posto. Invece c’è questa cosa, dannazione, che c’è. Focalizzati. Indovina. Pensa. Pensa. Pensa. Ma soprattutto senti. Tocca. Prova. Rispetta.

Qualcuno si perde, ma insomma, che novità, ci perdiamo perfino in luoghi comuni e semplici, fisici, ci si arriva con il navigatore, e ci si perde per disattenzione, mancanza di memoria, di amore, di passione, di voglia. Forse è noia. Un privilegio o forse una condanna, di certo non entrambe. Ci si perde per tanti stupidi motivi, ma c’è qualcuno che cerca, che cerca, che si dispera.

Io, io sono una di quelle, persone, cose, possedute o meno, che si perdono. Che si disperano. Qui, quindi, dicevo, qualcuno cerca, qualcuno trova, qualcuno ci si perde e basta. Poco importa se si ha casino nella testa, importante è cercare, perdersi, scappare, trovare. Ma qui dove ripeti tu, cosa ripeti tu, perché ne stiamo parlando, è così necessario?

Qualcuno sarà annoiato. Capisco. Ci sono tante cose da fare, ci sono luoghi in cui poter perdere la cognizione del tempo, la dignità, la fama, la vita quotidiana. Sempre fantasia dico io, sempre la nostra testa, ed è quello che cerchiamo altrove. Una testa, una visione, un pensiero e una riflessione. Qualcosa di materiale che diventi immateriale, qualcosa di immateriale che rimanga tale. E faccia sudare, tormentare, soffrire e incantare.

Ho trovato il mio posto, lo hai trovato perfino tu, ma non so invece quanto io possa essere tutelata, quanto possano esserlo le mie parole, e non so se tenermi per me quello che penso, che sento, che intuisco. Sono segreti. Intuizioni. Percezioni. Sono profezie. Non sono parole. Non lo sono mai abbastanza. Non sono nemmeno un mezzo, magari un mucchio di confusione se la persona è confusa. E se la persona che mi sta davanti mi legge, mi capisce, mi anticipa io che devo fare? Non sono abituata.

Qui, non è nulla, non si parla di niente e di nessuno, non si parla nemmeno di me. Qualcuno vorrà capire quindi. Qualcuno no. Qualcuno vorrà conoscermi, qualcuno no. Qualcuno vorrà fare una pausa. Anche io.

C’è una risposta, devo solo trovarla. Ma qual’era la domanda?

Tutto quello che dovevo sapere

Eravamo già stati in quel posto. Forse in un’altra vita, eppure io lo sentivo, sentivo lui sentivo quelle note scorrere lungo la schiena come il drink che non era di quel posto, veniva da tutt’altra parte per scoprire i miei lati più nascosti, forse non troppo.

Ora non esageriamo con la presunzione di poter capire, decidere, agire di conseguenza. Infatti avevamo sbagliato entrambi.

Qualcuno suonava il pianoforte, suonava non per lavoro, non per passione, non per dovere, era un viaggio che doveva avere un senso. Un senso più grande ed esplicito della mia presenza in quel posto. E infatti.

Abbiamo ballato me lo ricordo, le nostre anime si sono sfiorate e qualche fiore è appassito perché l’eleganza è morta quando i tuoi occhi sono andati oltre e le mani pure. E non mi ricordo più nemmeno se ero io o se eri tu.

Ti ho sorpreso andare, venire, cambiare direzione e fuori c’era troppo casino per cui ora si capiscono tante cose, delle tane, i nascondigli, i profili, e l’affetto, o quella cosa lì. Non importa mai dopo un po’ che cresci, impari, scopri.

Forse è tutto nella mia testa, hai ragione, forse però sono nella tua con tutto il mio vissuto e ti dimentichi che devi alzare quel mento, quella testa, raddrizzare quella schiena perché è un tempio il nostro corpo sì, ma tu ti dimentichi di pregare.

I tuoi occhi poi, mi hanno raccontato tutto quello che dovevo sapere. Ferire o non ferire ora non è più il problema principale. Eppure l’apprezzamento è una cosa lontana da quello che stiamo facendo qui.

Il primo respiro dopo il coma, la consapevolezza prima di tutto, poi il resto. La felicità ne consegue, poi non dirmi che non avevo ragione. Si tratta di empatia, o è un gioco o è un flusso e basta, questo me lo devi dire tu. Alla fine non importa però perché so dove sto andando.

Ami, ami tantissimo, lo vedo, bisognerebbe vedere cosa.

Sono già successe tante cose qui ma oggi è diverso. Oggi se non è importante si passa oltre.