Rispondi bene

Se ti dicessi che non rispetto il mio corpo, tu lo rispetteresti?

Se ti dicessi che non amo le mie labbra tu le baceresti?

E le mie mani, se io odiassi le mie mani tu le stringeresti?

Mi chiedo che faresti della mia anima, mi tormento a pensarti in preda a divorarne la carne intorno.

Saresti capace di pentirtene o di goderne e basta, in una lotta orientata ad aggirare il purgatorio, e comprare l’inferno all’asta.

Quindi se ti dicessi che amo le mie labbra tu baceresti loro o il mio ego?

Se usassi le mie mani per toccarti tu le ameresti di più e le ameresti di meno se le vedessi sfuggenti e impaurite?

Come mi tratteresti a prescindere da come mi tratto io?

Ti inginocchi per comandare non per sottometterti.

E quegli scemi che ci credono cadono volentieri nella tua trappola.

Perché piaci, perché aduli, perché tu pensi la perfezione esista, sei pronto a dimostrarne l’esistenza con l’arroganza di un avvocato convinto di vincere la causa.

Una cosa sconvolgente, eresia, pazzia, aiuto, religiosi in preda a dichiararti guerra, persino il diavolo ti invidia.

Quanto potresti mai amare, e quanto impazzire, se dovessi toccare il mio corpo soltanto?

Quanto potrei mai amare io, e quanto impazzire, se dovessi toccare il tuo corpo soltanto?

Dov’è la tua anima?

Dov’è?

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Cosa mi tormenta

Torneremo indietro. Come i pentiti e gli scappati di casa. Torneremo con gli occhi bassi e lucidi e pesanti, ma non per una sconfitta, per resa, e non per vergogna, ma perché si soffre già da troppo tempo.

Troveremo la soluzione in un pantalone senza tasche e in una gonna senza orlo. Nelle labbra socchiuse, nel profumo della pelle.

Capiremo che bisogna andare nel profondo. Lotteremo contro ogni violenza, ma non per ostentare quello e quell’altro. L’intimità sarà la nostra arma, qualità, segreto e la sua ricerca nelle vite di quelli e quegli altri sarà il nostro solido senso di amare, rispettare e godere.

Abbiamo perso qualcosa di importante. Non sappiamo più amare, baciare, toccare, fare l’amore, rispettare. Non siamo più esseri umani. Io non so che cosa siamo. Io non so cosa stiamo facendo.

Entrare?

Qualcuno ci è entrato davvero, qualcuno invece no. Non vuole. Non ne vuole sapere, non c’è tempo. Devo proprio? Qualcuno invece si pone domande, e io dico che qui, non si fa altro. Sì, di punteggiatura, sintassi, regole e quant’altro se ne può discutere e del fatto che qui, ci sono cose da mettere a posto. Invece c’è questa cosa, dannazione, che c’è. Focalizzati. Indovina. Pensa. Pensa. Pensa. Ma soprattutto senti. Tocca. Prova. Rispetta.

Qualcuno si perde, ma insomma, che novità, ci perdiamo perfino in luoghi comuni e semplici, fisici, ci si arriva con il navigatore, e ci si perde per disattenzione, mancanza di memoria, di amore, di passione, di voglia. Forse è noia. Un privilegio o forse una condanna, di certo non entrambe. Ci si perde per tanti stupidi motivi, ma c’è qualcuno che cerca, che cerca, che si dispera.

Io, io sono una di quelle, persone, cose, possedute o meno, che si perdono. Che si disperano. Qui, quindi, dicevo, qualcuno cerca, qualcuno trova, qualcuno ci si perde e basta. Poco importa se si ha casino nella testa, importante è cercare, perdersi, scappare, trovare. Ma qui dove ripeti tu, cosa ripeti tu, perché ne stiamo parlando, è così necessario?

Qualcuno sarà annoiato. Capisco. Ci sono tante cose da fare, ci sono luoghi in cui poter perdere la cognizione del tempo, la dignità, la fama, la vita quotidiana. Sempre fantasia dico io, sempre la nostra testa, ed è quello che cerchiamo altrove. Una testa, una visione, un pensiero e una riflessione. Qualcosa di materiale che diventi immateriale, qualcosa di immateriale che rimanga tale. E faccia sudare, tormentare, soffrire e incantare.

Ho trovato il mio posto, lo hai trovato perfino tu, ma non so invece quanto io possa essere tutelata, quanto possano esserlo le mie parole, e non so se tenermi per me quello che penso, che sento, che intuisco. Sono segreti. Intuizioni. Percezioni. Sono profezie. Non sono parole. Non lo sono mai abbastanza. Non sono nemmeno un mezzo, magari un mucchio di confusione se la persona è confusa. E se la persona che mi sta davanti mi legge, mi capisce, mi anticipa io che devo fare? Non sono abituata.

Qui, non è nulla, non si parla di niente e di nessuno, non si parla nemmeno di me. Qualcuno vorrà capire quindi. Qualcuno no. Qualcuno vorrà conoscermi, qualcuno no. Qualcuno vorrà fare una pausa. Anche io.

C’è una risposta, devo solo trovarla. Ma qual’era la domanda?