E che c’entra Dio?

Non potevo non scrivere qualcosa oggi. Il primo settembre è un giorno particolare per me, impregnato di ricordi, perché oltre a ricordarmi che dove vivevo da piccola era il primo giorno di scuola, afferma l’arrivo dell’autunno. E’ vero, l’autunno vero e proprio deve ancora arrivare, ma io amo queste sue anticipazioni, questi suoi avvertimenti. Le sue promesse sanno di ozono.

L’autunno è qualcosa di magico per me, e anche per Dio, ne sono certa. Perché metto in mezzo Dio? Ecco, la mia religione mi impone, tra virgolette, a pensare a Dio ogni volta che si parla della natura. Ma a dir la verità, la mia religione trova sempre qualche pretesto per mettere in mezzo Dio, e lodarlo, con tanto di preghiere in ginocchio, candele, acqua santa, e via dicendo. Si dice che sia stato lui a creare tutto. Così si dice. Quindi, senza che io esprima i miei pensieri sulla mia religione e su Dio, mi soffermo semplicemente a metterlo in mezzo ai discorsi su cose che non capisco. Non mi sono nemmeno mai fermata per ragionarci su pesantemente ed esprimere tutti i miei dubbi, non ho tempo per questo, e a dirla tutta, non ne sono in grado.

Recentemente ho finito di leggere Il mondo di Sofia. Ho realizzato che le persone non si chiedono chi è Dio, gli danno la colpa e basta. E poi cos’è sta storia che le religioni devono essere sempre in guerra tra loro manco avessero la benedizione di Dio, che nemmeno sanno dire chi è Dio, niente, loro si affidano alla Fede. Ma poi chi è sta Fede? Sarà quella che ha dettato la Bibbia e tutti gli altri libri santi !? Bah. E poi gli atei farebbero bene a non trarre conclusioni affrettate! Fanno più bella figura gli agnostici, mi sa. Beh se c’è una morale nel libro che ho letto è che se prima le persone si ponevano tutte le domande esistenziali senza saper rispondere, le persone a giorno d’oggi non si pongono alcuna domanda, in compenso hanno mille risposte pronte a domande mai fatte, e pensano di sapere tutto!

E che c’entra Dio in questo? Dio c’entra sempre. Che tu, lettore, ci creda alla sua esistenza oppure no.

“Come è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza, e ho rovinato la tua.”

Dino Buzzati ce lo insegna. Ci fa riflettere, ci fa ricordare, ci mette a nostro agio. Quante volte ci capita di sentirci capiti da frasi, che come questa, galleggiano sul sito mentre noi navigando, siamo pronti a pescarle, spesso involontariamente. La frase di Buzzati: la conclusione della storia, la riflessione sulla vita;  la stessa frase che ronza nella nostra testa, ma sotto forme diverse, meno profonde, quando diciamo ad esempio “Che vita di merda!” oppure “Com’è strana la vita!” insomma la parola vita in tutte le frasi preceduta da un commento negativo, da una parola brutta, come sbagliato, dannare, rovinato.

Quando non raggiungiamo un obiettivo, o quando semplicemente non è andata come ce lo aspettavamo, ecco che subentra la parola sbagliato che ci fa dannare e rovina quell’integrità morale che definisce la persona che siamo. E poi si parla di speranza, di “…e se” e di “…ma forse” e così via, parole che servono semplicemente per auto biasimarci perché abbiamo fatto delle caz… Noi siamo così, dopo aver sbagliato tendiamo a considerare un altro finale, insomma quello che il film non ha avuto, ma che noi avremmo voluto che avesse avuto.

Facciamo danni, a danno di altre persone oltre che a noi, perché siamo socievoli e gentili, regaliamo i nostri guai a tutti, li spargiamo in giro per la strada, li mascheriamo dentro le caramelle ad Halloween, dentro i regali sotto l’albero di Natale, dentro le uova di cioccolato… voglio dire, dietro a tutte queste cose c’è un sorriso ma per ogni sorriso c’è un problema che momentaneamente si nasconde; e li trova i posti per nascondersi, trova sempre i posti più intelligenti, ovvero quelli dietro alle cose belle, perché nessuno li cercherebbe là, nessuno cercherebbe le cose brutte dietro a quelle belle. Sono intelligenti i problemi, però li creiamo noi e quindi che diamine, noi dovremmo essere più intelligenti di loro; dovremmo quindi, saperli anche risolvere dato che abbiamo saputo crearli.

“Com’è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza e a rovinare la tua.”

Quand’è che questa frase porta al delirio finché  un uomo perde la condizione del tempo, del fatto che è suo, e che può farci quello che vuole; quand’è che un uomo dimentica il significato della parola uomo? Perché dimentica i suoi sinonimi? Quand’è che il delirio sopprime il pensiero, la ragione, i sentimenti? Perché un uomo deve suicidarsi? Perché deve uccidere? Dove sta la ragione, il potere di pensare, la conoscenza oltre che alla cultura? Dove sta la memoria, fatta di cose belle, dove sono i ricordi piacevoli? Non ho mai sentito il Mondo così estraneo come ora. Sento che piccoli frammenti si stanno disintegrando nell’Universo, sento che le nostre anime si perdono nella paura, nell’insicurezza, e le nostri menti nella pazzia, nella stupidità, nel nulla.