Una scrittrice tormentata

All’inizio pensavo di dover cambiare il linguaggio, mi guardo tutt’ora intorno corrugando la fronte impaziente di avere qualche specie di illuminazione. Niente. Lo sguardo assente, alle spalle la sicurezza di una famiglia, di fronte un silenzio morbido e lenitivo. Sola, ma nel posto giusto. Mi chiedevo soltanto il perché dei blocchi. Pensavo di dover spolverare certi vocaboli e mettere in grassetto dei sinonimi che mi hanno illusa di farmi capire un po’ meglio. Certo è che cercare di essere chiari non implica essere onesti o puri di cuore, vuol dire solo cavarsela e magari illudere qualche sognatore pendolare. Le persone hanno sempre tante buone ragioni per mentire o – se volete- proteggere, ma se il fine giustifica i mezzi allora l’egoismo sarà la loro colonna portante, non la mia.

Credetemi, mi ritrovo a fare i conti con un’assenza che ferisce persino me. Queste parole sono uno scudo che alzo a priori perché è un’assenza che penalizza la persona che comunque a suo modo mi fa sognare. Tutto sommato ottenere dei risultati – qualcosa di valore o magari qualcosa a lungo termine – implica uno dispendio energetico non indifferente. Fare fatica vuol dire volere qualcosa di veramente grande, ecco perché non mi fido di tutto quello che si ottiene facilmente. Facile è quasi un imbroglio, è una trappola, facile cos’è, nient’altro che una scorciatoia, un prodotto che ha saltato dei passaggi nella fase di assemblaggio, è un contratto con asterischi, un surrogato. Il dramma è quando facile diventa anche giusto. E quando una cosa facile diventa inequivocabilmente anche giusta, la speranza di un essere umano evoluto si dissolve davanti a me in un urlo disperato. Il punto è che è cambiata anche l’unica cosa che avrebbe in qualche modo potuto salvare i rapporti umani. La comunicazione.

Dal suo uso scorretto ne derivano l’educazione parziale finalizzata a propri scopi mascherata da informazione, il meccanismo secondo cui si plasmano degli individui attraverso l’intrattenimento e l’assimilazione inconscia di elementi che non gli appartengono per natura, per poi trovarci a socializzare con individui che di autentico, naturale, imprevedibile non hanno niente. Io come individuo non riesco nemmeno a provare piacere in una società che mi dice come amare, che cos’è il sesso e come si fa, ottenere anziché creare, sfruttare anziché condividere, il cinismo a discapito delle emozioni. Mi hanno tolto il piacere creando un prodotto “facile” e che arrivi a tutti attraverso tutti i canali disponibili, senza tregua e senza spazio all’immaginazione. Questo giochetto del distogliere l’attenzione per poter operare in santa pace ha preso una piega stravagante, e concedetemi una pausa se tremo quando inizio a scrivere qualcosa in rete. Credetemi, mi ritrovo a fare i conti con un’assenza che ferisce persino me. Non è facile continuare. Se lo fosse, non sarei qui.

Annunci