Ma tanto

Non parlavi. Per capire cosa pensavi o volevi dire dovevo guardarti negli occhi, studiare i lineamenti del tuo volto e come questo si arrende al mio sguardo. Quando non potevo guardarti, dovevo ascoltare. Indovinare il battito del tuo cuore, immaginare la tua camminata, il tuo sguardo, la postura. Riuscivo a vedere cosa i tuoi occhi

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Guardami, sai tutto

Continuava a ripetere “di te non so niente”, “non ti conosco”, “non mi dici nulla” eppure viveva di me, viveva con me, mi ascoltava, mi guardava, mi respirava. Sapeva come mangiavo, cosa, quanto leggevo, cosa mi infastidiva, quando ridevo e perché piangevo. Gli raccontavo dei miei progetti, delle mie passioni, degli hobby. Toccava il mio

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La tredicesima sigaretta

L’avevo già scelto. L’avevo fatto ancora prima che qualcuno mi avesse chiesto qualcosa al riguardo. Ancora prima dell’alba, prima di aver domandato cortesemente l’accendino ad un perfetto estraneo. Avevo fumato così tanto che neanche riuscivamo più a distinguere i lineamenti dell’altro. Era inutile immaginare, eravamo imprevedibili nel proprio modo di fare del male. Neanche ci

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