Ritorno alle origini

E ricordo perfettamente lei. O meglio le sue parole. Mi disse quasi pregandomi, con un tono di voce fievole come se avesse paura di dire – appunto – la verità, che non dovevo cascarci. Che in parole povere voleva dire che non dovevo innamorarmi. Sapeva che mi avrebbe fatto male, l’amore è una sensazione strana che spesso non ti da sicurezze, al contrario. Ti mostri per quello che sei, ti scopri, ti spogli, lentamente. E certe volte hai paura di avere troppo freddo, invece altre volte provare quei brividi ti fa venire voglia di primavera. L’amore non è complicato. Le persone nemmeno. Sono complicate certe situazioni.

Era tutt’altro che tranquilla emotivamente, e fisicamente cominciò a manifestare anche qualche segno di nervosismo, come se in quel momento avesse voluto essere da tutta un’altra parte. La suola delle scarpe che picchiettava frequentemente in tempi più o meno irregolari sul pavimento creava un rumore assiduo, irrequieto. Muoveva le dita nervosamente manifestando una certa ansia, mai manifestata prima. Si morse il labbro, come se non volesse far uscire nessuna parola: non era pronta ad affrontare certi tipi di discorsi, non sapeva che dire, aveva paura di dire qualcosa in generale. Solo affanni. Solo sguardi persi nel vuoto, sguardi impauriti, sguardi lontani dal mondo reale. Era stata messa a dura prova, doveva affrontare una di quelle situazioni che sono difficili da affrontare anche se non ti appartengono. 

Voleva farmi capire che in un certo senso non dovevo essere debole emotivamente, voleva dire che non dovevo lasciare cadere qualsiasi tipo di barriera protettiva.Che molto probabilmente avrei sofferto. Lei sapeva che faccio fatica a lasciarmi amare, ma nello stesso momento in cui io mi resi conto che in effetti stavo cominciando ad avere meno paura del solito, mi resi anche conto che cominciavo ad amare anche io. E lei lo aveva percepito. E non andava per niente bene. Non in quel caso. A detta sua. E io invece non sapevo che dire.

Ma in questi casi semplicemente non si dovrebbe parlare. Non c’è nessun discorso da fare, nessuna morale, regola, predizione per il futuro, suggerimento, nessuna strada, né bigliettini con gli appunti. Niente di niente. Torno alle origini, quando seguivo il mio istinto per ogni scelta, e quando ero felice. Felice per ogni piccolo gesto innocuo, per l’amore ricevuto e dato, per gli scontri che mi facevano diventare sempre più forte, per gli sguardi, per i sorrisi. Tutto questo mi manca. Non posso più soccombere nell’incertezza e nella paura che alimenta continuamente l’insicurezza, che dannazione, alla fine ti ruba gli anni migliori. Torno alle origini. Torno ad amare. Ci provo.

Annunci

Mi manca il mio inverno

Mi manca l’inverno vero. Quello che è rimasto tale solo in pochi posti per via dell’inquinamento. Paesi dove anche la via Lattea si vede a occhio nudo perché l’inquinamento luminoso non esiste. Paesi dove l’atmosfera delle feste è qualcosa che potrebbe addobbare da sé la città, senza tutte quelle luci, che però sono comunque fantastiche e rendono la notte magica. Mi manca ad esempio l’inverno dove la neve alta due metri ti permetteva di farti la casetta, e giocare a nascondino con gli amici, ritornando così piccoli piccoli, perché non dobbiamo mai smettere di essere un po’ bambini dentro. Quell’inverno in cui il freddo ti entra nelle ossa nonostante tu abbia i guantoni e gli stivali stra-imbottiti, ma che è sopportabile anche perché le gare con le slitte ti scaldano e il pensiero che arriverai a casa a berti una cioccolata calda davanti al camino ancor di più. Mi mancano quei fiocchi di neve, così spessi e grandi che sembra stiano piovendo stelle, così spessi che non riesci a vedere molto lontano: un effetto addirittura molto più bello e magico che da la nebbia in autunno ai paesaggi. Mi mancano i regali di Natale e Capodanno perché consistevano in abbracci e delle mega cene in cui si riunivano tutti i famigliari e amici, mi mancano quelle feste che ricordavano che eravamo uniti sempre, non solo a Natale. Mi manca l’atmosfera che creavano i sorrisi delle persone che con buone intenzioni proponevano uscite di gruppo in giro per il paese. E si rideva. Si sognava. E si sognava per davvero. Mi manca l’inverno perché l’odore della neve, insieme a quello della pioggia, sono incomparabili. Sono qualcosa che non sento da tanto, qualcosa che non sentirò mai finché resterò qui dove sono ora. L’odore di fresco, di neve, di vita. L’odore dell’inverno che non ho più da anni. A me mancano gli addobbi che si facevano, perché era perfino anche quella una mini festa, si beveva e si mangiava, si rideva. Si rideva fino ad avere il male agli zigomi e i crampi alla pancia. Non rido più così da tanto, e non rido perché qui non c’è niente che mi faccia ridere. Nessuno che mi faccia sentire così bene, così tranquilla con me stessa, nessuno che mi faccia sentire davvero a casa mia. A me manca l’inverno perché la neve copre tutto, e intorno a te c’è un mantello bianco di pezzi di sogni caduti dal cielo, che ti fanno pensare che la città per un momento fosse sparita insieme a tutto quel rumore che le tipiche città hanno sempre. Lo stress lontano da te, e niente che ti faccia paura nel momento in cui vivi davvero quei intensi mesi di un bellissimo inverno. Il mio inverno.