Terza guerra mondiale, interiore.

Forse non ascoltiamo abbastanza le persone che hanno davvero qualcosa da insegnarci. Forse non le prendiamo abbastanza in considerazione, e non ci prendiamo nemmeno la briga di metterci lì, a capire, a scoprire, a imparare. Non ascoltiamo, non vogliamo proprio aprirci e confrontarci con gli altri, per il semplice motivo che spesso il nostro ego, fa scattare in noi quel lato impregnato di presunzione, del tipo “ma cosa ne sai”, “la mia esperienza è l’unica che conta”, e altre stronzate varie.

L’uomo è un animale sociale, e quindi ha bisogno di altri individui. Per crescere. Per stare bene. Tutto sommato per vivere bene. Secondo me anche per diventare intelligente. L’uomo può diventare acculturato stando sui libri giorno e notte, ma finché non sa comunicare con i suoi simili, a cosa gli serve tutta quella cultura? Stiamo perdendo il nostro tempo con cose superficiali, o meglio, cose che non ci servono per crescere spiritualmente. Dovremmo ascoltare quelle persone che in una maniera coinvolgente ci insegnano quello che a loro volta hanno imparato. Cosa che dovremmo fare anche noi, col tempo. Anzi, magari a partire da adesso.

Te ne accorgi quando dalla persona che hai davanti puoi imparare qualcosa, te ne accorgi anche solo guardandola negli occhi. Lo capisci da come ti guarda mentre ti parla. Da come gesticola con le mani. Dal tono che usa. E’ come se guardandoti ti avesse già detto tutto. E’ come se ti capisse. Come se riuscisse a cacciare via tutta la tua confusione, tutte le tue paure e i dubbi. Lo sai, perché te lo senti. Ed è proprio in questi casi che stranamente la Ragione arriva a intrecciarsi all’Istinto, in un’armonia da cui nascono insegnamenti che ti segnano, che ti cambiano, che ti indirizzano verso qualcosa di estremamente positivo.

Secondo me se delle volte ci sembra di perdere tempo è proprio per questo motivo. Non c’è niente su cui fare leva se non sull’approccio che abbiamo (o che dobbiamo avere) con il mondo. Io parlo del mondo esterno, ma va da sé che spesso la nostra concezione di tutto quello che ci circonda deriva dal nostro mondo interiore.

C’è troppo odio, forse c’è sempre stato, ma non così. Dall’odio poi deriva la violenza e poi non c’è nient’altro da aggiungere, la terza guerra mondiale potrebbe scoppiare a causa dell’odio delle persone. Almeno un popolo ignorante si può governare, ma un popolo pieno d’odio, no. E dove non c’è controllo e organizzazione nasce il caos. E dal caos, la fine. Ed è proprio questo il motivo per cui meriteremmo di morire. Forse se tutto questo male sparisse e se smettessimo di respirarlo, il Paradiso che vanta la Bibbia si creerebbe già qui sulla Terra, senza bisogno di credere alle promesse scritte da chi sa chi. Non c’è bisogno di un Dio per capire che dobbiamo amare e odiare di meno, Cristo santo! Perché nessuno lo capisce?

4 replies on “ Terza guerra mondiale, interiore. ”
  1. Ciao, l’ordine dà sicurezza agli insicuri, assegna un posto ad ogni cosa, tutto è prevedibile, non ci sono sorprese, non c’è bisogno di pensare perché tutto è già stabilito. C’è qualcuno che ha già ordinato per noi, ha deciso per noi, ha scelto per noi. Ma è dal caos che nasce l’ordine: chi crede nella teoria del big bang sa che dal caos nasce la vita. E’ dalla rivoluzione francese che nasce la democrazia ….. in pratica l’ordine nasce dal caos. Nei regimi totalitari c’è molto ordine e molta morte per cui ordine ed l’amore non sono sempre legati. Concordo con il fatto che ci vogliono delle regole condivise, che esse sono indispensabili per una convivenza civile ma non le chiamerei mai ordine, le chiamerei “patto sociale”. Le parole ordine e disciplina, sono le parole d’ordine dei regimi totalitari. Le leggi promulgate da un parlamento eletto dai cittadini non vengono mai definite ordine, questa parola nel linguaggio democratico è poco usata.
    Personalmente quando qualcuno vuole darmi ordini tendo a fare l’opposto…

    1. Sono d’accordo con te, bella risposta!
      E infatti dicendo ordine mi riferivo più al concetto di ordine interiore. Una volta che sei in pace con te stesso, non c’è bisogno di attaccare gli altri.
      Se non c’è ordine, ovvero il contrario di disordine quindi che non c’entra con il ‘dettare ordini’ (almeno per come lo intendo io); dicevo, se non c’è ordine nei nostri pensieri e buttiamola lì, nel nostro essere in pace con il mondo che ci circonda, tendiamo a creare ancora più disastri pensando che sia l’unica soluzione per provare delle soddisfazioni.
      A.

      1. Ciao, essere in pace con il mondo è un traguardo molto ambito ed un obiettivo di tutto rispetto che condivido appieno. Per quando riguarda l’ordine interiore chi ha studiato un po’ di psicologia sa che dentro di noi coesisteno delle forze contrastanti, si conbattono delle vere e proprie battaglie, non nella patologia ma nella normalità. C’è la pulsione cioè l’Es che vuole tutto e subito, c’è il senso del dovere, cioè il Super Io, che ci dice ciò che è giusto è ciò che è sbagliato, c’è l’Io che fa da mediatore tra queste forze contrastanti e riesce a far procastinare la soddisfazione dell’ES o a sublimarla. E’ difficile mettere in ordine persino i ricordi perché con il passare del tempo cambiano, si modificano, per cui una cosa che crediamo di ricordare si è mescolata alla nostra interpretazione della realtà, ai nostri sogni legati a quell’evento, ad altri ricordi … Forse invece che parlare di ordine interiore si potrebbe parlare di benessere psico-fisico …. la nostra mente non è una casa da rassettare ma un insieme di venti che soffiano in opposte direzioni. Così almeno per la psicologia. Però forse si possono ordinare le idee, questo sì, si può cercare di fare chiarezza riguardo a quello che veramente vogliamo e veramente pensiamo. Non tutti sanno ciò che vogliono, molti sanno ciò che altri gli dicono che dovrebbero volere!!

      2. Sono d’accordo con te sul fatto di raggiungere il benessere psico-fisico. E, sì, il cambiamento fa parte di noi fortunatamente se si tratta di un cambiamento positivo. Ma anche se dentro di noi abbiamo questi venti che ci portano in direzioni diverse, queste devono essere – nonostante ci faranno fare dei percorsi difficili – quelle che ci porteranno ad un miglioramento. Ci sta che siamo confusi, ma non così tanto da provocare i danni a noi stessi, o peggio agli altri. Vivi e lascia vivere. E invece no. Forse le persone combattono per ideali sbagliati, e quello che guida queste battaglie non sono certo “venti” positivi. E allora perché – mi chiedo.
        L’ultima frase, è perfetta per quello che sto passando in questo momento. Però io so quello che voglio, ma per colpa della mentalità di questa generazione, non posso essere libera e me stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.